di Luciana Cimino
Il Manifesto, 22 febbraio 2025
Gli amministratori locali rossoverdi riuniti a Roma: “Un’azione collettiva contro misure repressive e tagli al welfare del governo”. Zone rosse, decreti sicurezza, quartieri militarizzati come a Caivano, metal detector nelle scuole. La propaganda nazionale delle destre su immigrazione e giustizia, agitate come spauracchio per la sicurezza, si riverbera anche sulle città. Gli amministratori locali che non si mettono nella scia del governo fanno fatica a comunicare che altri tipi di città sono possibili. “Anche nei territori senza particolari problemi quel tipo di narrazione fa presa. Per evitare di scatenare una guerra fra poveri le giunte non devono solo limitarsi ad amministrare le città, devono ricominciare a fare politica” spiega Agnese Santarelli, dirigente nazionale di Sinistra italiana e consigliera comunale a Jesi.
di Paolo Mazza
cosenzachannel.it, 22 febbraio 2025
L’omicidio avvenuto all’Istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia ha riacceso con forza il tema della sicurezza negli istituti italiani. Dopo quell’episodio, il governo ha emanato una circolare congiunta dei ministri Giuseppe Valditara e Matteo Piantedosi che apre alla possibilità di utilizzare metal detector nelle scuole, su richiesta dei dirigenti e con il coinvolgimento delle prefetture e delle forze dell’ordine, nei casi di rischio documentato. Una misura che non impone varchi fissi, ma consente controlli mirati e temporanei. “Una libertà, non un’imposizione”, l’ha definita il segretario nazionale Ugl Scuola a Dentro la Notizia. Il dibattito, però, è tutt’altro che chiuso. Anzi, divide profondamente la comunità scolastica.
di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 22 febbraio 2025
“Manca la corrente elettrica da due mesi. Il rischio di un’altra tragedia è dietro l’angolo”: è preoccupato Mauro Destefano, mediatore culturale e responsabile del team di Emergency nella Piana di Gioia Tauro. L’Ong fondata da Gino Strada è attiva due volte a settimana, il martedì e il giovedì, davanti alla tendopoli di San Ferdinando, il più grande concentramento di migranti del meridione. Attualmente ci sono stipati 500 braccianti. Ma al tempo della raccolta agrumicola, da poco terminata, erano il doppio. Nel più gelido e piovoso inverno che da vent’anni qui si ricordi, i migranti continuano a spalare il fango che ricopre l’area ex industriale dove da 15 anni sono stanziati i raccoglitori della Piana. Ha piovuto a dirotto per giorni, il terreno è ridotto a un pantano.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 22 febbraio 2025
Il caso del cittadino algerino menzionato da Giorgia Meloni potrebbe “fare scuola”. La compagna: “Non sapeva nulla”. Gli avvocati: “Tutti potrebbero fare causa”. Una decina di persone, nella terza settimana di febbraio, è stata trasferita dai Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) italiani alle strutture di Gjader in Albania. Dallo scorso aprile, quando i centri di Gjader e Shengjin hanno iniziato ad accogliere persone su cui pende un decreto di espulsione, oltre 200 migranti sono stati spostati sulle sponde orientali dell’Adriatico: l’ultimo dato disponibile, raccolto dal Tavolo asilo e immigrazione, risale al 29 ottobre 2025 e parla di 219 trasferimenti. In nessun caso, però, il ministero dell’Interno ha comunicato per iscritto né la motivazione né la notifica del trasferimento agli avvocati delle persone da rimpatriare.
di Andrea Capocci
Il Manifesto, 22 febbraio 2025
Centri di permanenza per i rimpatri. Intervista a Filippo Anelli, presidente della Federazione degli ordini dei medici. In occasione della giornata internazionale del personale sanitario, la Federazione degli ordini dei medici è tornata a difendere gli otto medici indagati a Ravenna per le valutazioni sanitarie delle persone migranti a rischio di detenzione nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Secondo l’accusa, l’inidoneità alla detenzione era falsa. Il ministro delle Infrastrutture e segretario leghista Salvini ha già richiesto radiazioni e arresti in caso di condanna. Per i sanitari, invece, va rivista la procedura affinché la valutazione clinica possa “riguardare esclusivamente lo stato di salute dell’individuo e non costituire atto autorizzativo”, come si legge nella mozione approvata dagli ordini.
di Anna Lisa Antonucci
L’Osservatore Romano, 21 febbraio 2026
In dieci anni il sistema penitenziario italiano sembra molto cambiato, e non in meglio. I numeri relativi al decennio 2015-2025 evidenziano un quadro complesso e in parte paradossale: sono diminuite le persone che entrano in carcere, sono meno i reati commessi nel paese, ma le celle in Italia sono sempre più piene. A spiegare come questo sia possibile è Stefano Anastasia, professore associato di filosofia del diritto presso Unitelma Sapienza, tra i fondatori dell’associazione Antigone, che si batte per i diritti in carcere, e Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale per la Regione Lazio.
di Chiara Cacciani
huffingtonpost.it, 21 febbraio 2026
Sono decine e decine gli spostamenti improvvisi, decisi dal Dap. Protestano i garanti regionali e comunali, il mondo del volontariato in carcere, alcune Camere penali territoriali. E ora anche dei referenti degli Atenei che hanno creato Poli penitenziari universitari. Il numero proporzionalmente più grande in Sardegna, poi è toccato a Padova e in questi ultimi giorni sta accadendo a Parma. Ma nessuno si aspetta che possa finire qui. Sono decine e decine le persone detenute trasferite all’improvviso, interrompendo quotidianità raggiunte con difficoltà, percorsi di studio e formazione professionale, relazioni, cure sanitarie, facendo saltare permessi e incontri, senza possibilità (salvo rari casi) di comunicare gli spostamenti ai familiari. E costringendo a ricominciare tutto, e lentissimamente, daccapo e a volte a perdere definitivamente un po’ di ciò che si era iniziato a costruire.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 21 febbraio 2026
“Procedimenti penali e processi sono possibili grazie a figure di garanzia e magistrati di sorveglianza”. “Se in Italia oggi per la prima volta si celebrano processi per tortura commessa da pubblici ufficiali, se si è riusciti a bucare il muro di omertà che per decenni ha nascosto alcune terribili verità al Paese, lo dobbiamo soprattutto a figure terze e ai magistrati di sorveglianza. Credo che in questo momento politico sia un fatto da sottolineare”. A dirlo è l’avvocata Simona Filippi che per Antigone segue quasi tutti i procedimenti penali per tortura in carcere da quando, nel luglio 2017, anche l’Italia si è munita di quella fattispecie di reato. Oggi sono molti i processi per tortura o lesioni in corso, con alcune condanne già emesse, perfino in Appello.
di Luca Calaiò
L’Unità, 21 febbraio 2026
Cella numero 10, primo reparto, secondo piano. Notte fonda. Ancora qui, vivo, con una penna in mano e mille pensieri che scorrono nella mia mente. Ripenso ai compagni stufi, delusi da ogni cosa, compreso questo laboratorio. Spesso mi dicono che non serve, che è tempo perso: “Lascia perdere, andiamo in palestra, va”. E una parte di me comprende questo malessere interiore. Parlando con una psicologa clinica, è venuto fuori che il senso di ingiustizia dell’uomo, o la richiesta di giustizia, è paragonabile ai bisogni primari: mangiare, bere, dormire. Mi fermo e osservo questo spazio angusto dove trascorro parte della mia esistenza. Muri umidi, piove nel bagno, sanitari piccoli come le case di plastica per i bambini, un freddo tale che l’olio nella bottiglia si è condensato.
di Luca Monticelli
La Stampa, 21 febbraio 2026
“Con questi toni rischiamo le macerie, fermiamoci”. È l’appello del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano per svelenire il clima della campagna referendaria, sulla scia del monito di Sergio Mattarella lanciato quando il Guardasigilli Carlo Nordio definì “para mafiosi” i meccanismi del Csm. Il sottosegretario si augura, parafrasando il Papa, che a 30 giorni dal voto si “disarmino le parole” perché se si va avanti così “ci troveremo di fronte a macerie tra istituzioni e dentro le istituzioni”.











