di Marco Galluzzo
Corriere della Sera, 23 dicembre 2024
“I giudici ci danno ragione”. La premier convoca i ministri a Palazzo Chigi, confortata da una sentenza della Cassazione. Se nel primo giorno del vertice è emerso con forza l’aspetto della difesa militare, nelle conclusioni del summit che ha visto i governi di Italia, Grecia, Svezia e Finlandia confrontarsi sulla sicurezza Ue in un formato totalmente inedito, è l’immigrazione irregolare, anche come strumento di guerra ibrida, che viene analizzata dai leader.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 23 dicembre 2024
L’ispezione a sorpresa demolisce le risposte del governo al Consiglio d’Europa: “Pure falsità”. Un Natale disumano, un altro. Nei Centri per il rimpatrio (Cpr) le cose non cambiano e, forse, mai potranno. Denunce, indagini, rapporti internazionali: nulla sembra scalfire l’orrore prodotto dalla detenzione amministrativa degli stranieri. Evaporano anche le risposte ufficiali del governo Meloni al duro rapporto del Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura, l’organo del Consiglio d’Europa che ad aprile ha visitato i centri italiani. Tirando in ballo prefetture, aziende sanitarie ed enti gestori, l’esecutivo ha assicurato di aver preso provvedimenti. “Pure falsità, hanno mentito platealmente”, è il giudizio di Nicola Cocco, infettivologo della Società italiana di medicina delle migrazioni. Perché i risultati non si vedono, anzi. L’ultimo tassello arriva a pochi giorni da Natale: un’ispezione a sorpresa della deputata del Pd Rachele Scarpa insieme alla Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (Cild) a Palazzo San Gervasio, comune di quattromila anime in provincia di Potenza che ospita uno dei peggiori Cpr d’Italia, dove “le persone vengono sedate e trattate come scimmie”, dichiarava la Procura di Potenza dopo l’inchiesta sulla precedente gestione. Altro che “prestazioni sanitarie tutte garantite, monitorate e controllate”, come il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva assicurato in un’intervista del 2023. L’esposto appena presentato alla Procura di Potenza da Scarpa e Cild denuncia le medesime violazioni, compreso l’abuso nella somministrazione di psicofarmaci.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 23 dicembre 2024
Sarebbe interessante chiederci che cosa celebri per Natale l’Occidente “dalle radici cristiane”. La venuta delle slitte di Babbo Natale? È una domanda che si impone di fronte a fatti recenti, troppo frettolosamente derubricati a cronaca politica. Come nel caso della sentenza pro-Salvini. Anche qui non si tratta di deplorare o esaltare, ma di intendere, e intendere significa collocare un evento nel suo contesto generale, cercare di analizzarne le cause e prevederne gli effetti. Anzitutto la vicenda denuncia una situazione di drammatica insicurezza nell’amministrazione complessiva della Giustizia. L’accelerazione dei processi di trasformazione economica e sociale in ogni settore della nostra vita spiazza sistematicamente il legislatore.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 23 dicembre 2024
Intervista al ministro dell’Interno: “Linea dura? La chiedono gli elettori. Io candidato alle regionali in Campania? No, resto al Viminale. Nessuna divisione con il mio amico Salvini, lui e Meloni apprezzano il mio lavoro”
di Roberto Festa
Il Fatto Quotidiano, 23 dicembre 2024
Così Biden vuole salvare i condannati a morte da Trump. Alla Casa Bianca stanno discutendo se commutare le pene di tutti i quaranta uomini nel braccio della morte, o solo di una parte di essi. Il presidente eletto ha promesso di riprendere le esecuzioni a un ritmo più veloce rispetto al suo primo mandato. Commutare la pena per i condannati a morte nelle prigioni federali. È quanto vuole fare Joe Biden, che ne ha parlato con Papa Francesco giovedì scorso (Biden, devoto cattolico, incontrerà il pontefice il mese prossimo). La mossa, anticipata dal Wall Street Journal, potrebbe arrivare prima di Natale e avrebbe lo scopo di sottrarre gran parte dei condannati a morte federali all’azione di Donald Trump, che ha promesso di riprendere le esecuzioni a un ritmo più veloce rispetto al suo primo mandato.
di Dario Lucisano
L’Indipendente, 22 dicembre 2024
Il 2024 sta battendo ogni record negativo sulla drammatica situazione del sistema di reclusione italiano. Dopo che nei giorni scorsi un italiano di 50 anni si è tolto la vita nella casa circondariale di Alessandria, i detenuti suicidatisi dall’inizio dell’anno sono infatti saliti a 87, a cui l’associazione Ristretti Orizzonti aggiunge anche il suicidio avvenuto nel CPR di Roma. Se si contano anche i 155 detenuti morti per “altre cause” tra le mura delle carceri italiane, si arriva a un totale di 243 reclusi morti nelle strutture del Paese, superando di gran lunga gli 82 registrati nel 2022 (numero più alto fino ad oggi). Resta, inoltre, altissimo il tasso di sovraffollamento: come denunciato dalla Polizia Penitenziaria, a livello nazionale sono 16mila i prigionieri ristretti oltre la capienza disponibile e oltre 18mila gli agenti mancanti.
di Davide Varì
Il Dubbio, 22 dicembre 2024
Il capo del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria lascia l’incarico, al suo posto Lina Di Domenico. Il capo del Dap, Giovanni Russo, in carica da due anni si è dimesso. “Apprendiamo che nella giornata di ieri, a due anni dalla nomina, il magistrato Giovanni Russo ha rassegnato le dimissioni da Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria - scrive in una nota Generino De Fazio, segretario del sindacato Uilpa Polizia Penitenziaria - Riteniamo la decisione, per quanto opportuna, del tutto tardiva. Russo, che incidentalmente era anche il Capo del Corpo di polizia penitenziaria, non è mai stato avvertito come tale dagli operatori e la sua figura al vertice dell’Amministrazione penitenziaria è risultata del tutto anonima. Chi lo conosce bene lo descrive come persona estremamente competente e sensibile sul piano umano, tutte doti che, nostro malgrado, in due anni non siamo riusciti ad apprezzare avendone notato solo l’assenza di fatto in riferimento a tutte le vicende che interessano la Polizia penitenziaria e allo stato disastrato e disastroso delle carceri”.
di Nello Trocchia
Il Domani, 22 dicembre 2024
Al ministero della Giustizia era diventato un fantasma, assente negli appuntamenti decisivi, in ritardo sulle promesse fatte e silente quando sulle carceri italiane si allungava l’ombra delle violenze con arresti e retate. Il magistrato Giovanni Russo, a due anni dall’insediamento, si è dimesso, dimissioni che sanciscono il suo fallimento e la vittoria di Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia e vero padrone di quel dicastero. Russo e il meloniano non erano particolarmente in sintonia a partire da quel pasticcio su quel documento “a limitata divulgazione” relativo alle visite e alle frequentazioni dell’anarchico, Alfredo Cospito, ristretto al 41 bis.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 22 dicembre 2024
Che non sia la separazione delle carriere tra giudici e pm il principale ostacolo da rimuovere (dopo che le limitazioni già in vigore hanno quasi azzerato il passaggio da una funzione all’altra) sembrano dimostrarlo proprio gli esiti dei procedimenti Open e Open Arms; e le tante (troppe?) assoluzioni in dibattimento. La coincidenza temporale tra il proscioglimento di un Matteo (Renzi) nel procedimento Open e l’assoluzione dell’altro nel processo Open Arms (Salvini) ripropone il problema del rapporto tra politica e giustizia, con il primo che chiede le scuse di chi ha strumentalizzato le accuse a suo carico e il secondo che invita ad accelerare con l’approvazione di nuove norme: “Riforme, riforme, riforme”.
di Cesare Zapperi
Corriere della Sera, 22 dicembre 2024
“È urgente la riforma della giustizia. Devo dire che ieri in tribunale a Palermo gli italiani hanno visto una giusta e sana separazione di chi giudica rispetto a chi indaga. Non sempre è così. La separazione delle carriere, secondo me, porterebbe quello che si è visto ieri a essere normalità in tutta Italia. Anche perché io sono stato assolto, ci sono decine di migliaia di italiani che sono ingiustamente sotto processo. Penso a loro, a chi è ingiustamente in carcere e ai domiciliari. La riforma della giustizia è ancora più urgente da ieri”, lo ha detto il ministro Mattero Salvini, incontrando sostenitori a Roma dopo la sentenza di assoluzione al processo Open Arms.
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