di Luca Antonini*
Il Sole 24 Ore, 9 novembre 2023
La società solidale in Italia continua a crescere. In modo silenzioso: il bene non fa il rumore del male e spesso passa inosservato. Istat ha però documentato il costante aumento degli enti non profit (363.499 nel censimento aggiornato del 2023) e Terzjus, pochi giorni fa, il forte incremento delle iscrizioni al Registro nazionale (Runts). Questa società solidale è stata valorizzata da diverse sentenze della Corte costituzionale, in quanto espressione di un’autonoma iniziativa dei cittadini dove si dimostra l’originaria socialità dell’uomo (sent. n. 75/92) e si sviluppano le libertà sociali (sent. n. 300/03).
di Fulvio Vassallo Paleologo
Il Manifesto, 9 novembre 2023
Il testo del Memorandum concluso da Giorgia Meloni con Edi Rama va ben oltre la nota comunicata lunedì da palazzo Chigi e contiene quasi a ogni paragrafo previsioni che contrastano con il diritto nazionale e con il diritto dell’Unione europea. La lettura dell’articolato rafforza i dubbi sulla legittimità dell’intesa che appare priva di basi legali, in violazione della riserva di legge, e conferma il carattere elettoralistico della “collaborazione rafforzata” con un paese terzo, che il primo ministro italiano vorrebbe sfruttare nella campagna per le elezioni europee, con un evidente scambio sull’impegno a favorire l’ingresso dell’Albania nell’Unione europea.
di Donatella Stasio
La Stampa, 9 novembre 2023
Il governo e i giudici sono due mondi incomunicabili e in rotta di collisione come testimonia la vicenda Apostolico. Ci risiamo. Il patto Meloni-Rama per (de)portare in Albania i migranti richiedenti asilo salvati in mare da navi italiane e per chiuderli in centri di detenzione fino alla decisione sulla loro richiesta è - al di là della trovata elettorale di stampo chiaramente populista - un’altra forzatura giuridica sui migranti, frutto di una cultura estranea alla Costituzione e destinata a creare un nuovo fronte di scontro tra governo e giudici. Due mondi distanti e incomunicabili. Distanza per certi versi fisiologica; meno l’incomunicabilità, perché il terreno dovrebbe essere comune, il rispetto delle regole costituzionali e internazionali, mentre assistiamo a continui sconfinamenti (è proprio il caso di dire) e soprattutto all’attacco delegittimante (ben diverso dalla legittima critica) contro il giudice “colpevole” di decisioni sgradite e al tentativo di “punirne uno per educarne cento”. Emblematica l’ormai famosa vicenda della giudice Apostolico.
di Guido Rampoldi
Il Domani, 9 novembre 2023
Secondo un’indiscrezione verosimile, in Afghanistan la Nato considerava “accettabile” una proporzione di uno a uno tra nemici uccisi e civili vittime di “danni collaterali”. Quando la guerra sarà finita potremmo scoprire che a Gaza il rapporto è spaventoso, forse un guerriero di Hamas ogni 30 civili, forse 1 ogni 50, forse di più. Per intuirlo non è necessario fidarsi delle stime prodotte dal personale delle Nazioni unite (soltanto tra i minorenni, all’inizio del mese, risultavano 3.900 morti e 1.250 spariti, probabilmente sepolti sotto le macerie, lì dove nessuno potrà cercarli). Basta dare un’occhiata alle immagini satellitari, ai cerchi lunari che prima erano agglomerati di palazzi e adesso sono poltiglia grigia, per rendersi conto. Raccomandazioni americane, appelli di vertici Onu, moniti di organizzazioni internazionali: nulla finora ha indotto il governo israeliano a limitare la strage. I suoi generali spiegano la spettacolare incongruenza tra i mezzi (il bombardamento d’una popolazione che per quattro quinti subisce malvolentieri la dittatura di Hamas) e il fine (la liquidazione di Hamas e la liberazione degli ostaggi) con due motivazioni così esili da fare temere che venga taciuto un indicibile. Si vuole innanzitutto che la responsabilità dei civili uccisi ricada interamente sul nemico: si fa scudo della popolazione. Ma questa giustificazione suona come il ragionamento degli ipocriti che assolvono i massacri infami compiuti da Hamas spacciandoli per comprensibile reazione alle violenze inflitte ai palestinesi.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 9 novembre 2023
Intervista ad Andrea Di Domenico, a capo di Ocha, l’ufficio dell’Onu per gli affari umanitari: coloro che vanno a sud dovrebbero trovare dei rifugi sicuri ma di sicuro non c’è nulla. La condizione dei civili palestinesi a Gaza peggiora con il passare dei giorni. Per fare il punto della situazione, abbiamo intervistato a Gerusalemme Andrea Di Domenico, a capo di Ocha, l’Ufficio dell’Onu di coordinamento degli affari umanitari.
ansa.it, 9 novembre 2023
L’allerta del direttore dei penitenziari. Carceri sovraffollate in Marocco: 103 mila detenuti nel 2023 e a poco serve il budget stanziato dalla Finanziaria per l’anno 2024, che ammonta a circa 95 milioni di euro, per le operazioni e 16 per gli investimenti. In Parlamento in questi giorni si discute del progetto di bilancio di settore per il 2024 e tocca a Mohamed Salah Tamek, responsabile dell’Amministrazione penitenziaria sciorinare i dati in un dossier esplosivo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 8 novembre 2023
La presentazione di una proposta di legge per l’istituzione delle Case Territoriali di Reinserimento Sociale è stata al centro di una conferenza stampa organizzata ieri alla Camera. Nata dal lavoro della Società della Ragione e presentata dal segretario di + Europa Riccardo Magi, è stata sottoscritta anche da Benedetto della Vedova di + Europa, Debora Serracchiani e Federico Gianassi del Pd, Enrico Costa di Azione, Luana Zanella e Devis Dori di Alleanza Verdi- Sinistra e Roberto Giachetti di Italia Viva. La proposta è finalizzata ad istituire strutture alternative al carcere, volte ad accogliere tutti i detenuti e le detenute che stanno scontando una pena detentiva anche residua non superiore a 12 mesi.
garantedetenutilazio.it, 8 novembre 2023
Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio Stefano Anastasìa: “Potrebbero accogliere almeno diecimila persone”. “Il comitato interministeriale per l’edilizia penitenziaria presieduto dal ministro Salvini proprio ieri ha stanziato 166 milioni di euro per la realizzazione di nuovi istituti penitenziari. Di questi, circa 100 milioni di euro saranno destinati alla realizzazione di nuove carceri: realisticamente 1000/1500 posti detentivi fra 10 anni, se ci sarà il personale per aprirle. Se questi 100 milioni fossero destinati dalla legge di bilancio in discussione in queste ore a un fondo per l’esecuzione penale esterna, da ripartire tra le regioni, si potrebbero accogliere almeno 10.000 persone che oggi sono in carcere, grazie all’impegno di regioni e comuni.”.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 8 novembre 2023
“I Tribunali di sorveglianza non hanno avuto le risorse dal Pnrr e sono stati totalmente esclusi dall’Ufficio per il processo. La digitalizzazione, poi, è all’anno zero: lavoriamo ancora con procedimenti esclusivamente cartacei, non esiste il fascicolo informatico del detenuto e del libero affidato, si fa fatica perfino ad acquisire le informazioni e i documenti che servono per l’istruttoria”, afferma Cristina Ornano, presidente della Sorveglianza di Cagliari, descrivendo uno scenario quanto mai impietoso per l’esecuzione penale nel nostro Paese.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 8 novembre 2023
Il quadro emerge dai dati di monitoraggio del primo semestre 2023. La durata media di un processo penale, in tutte le sue fasi, è scesa al di sotto della soglia dei mille giorni. Si riduce la durata dei processi in linea con gli obiettivi del Pnrr. Accelera anche l’abbattimento dell’arretrato ma non quanto basta. La fotografia emerge dai dati di monitoraggio del primo semestre 2023, il primo dopo l’entrata in vigore delle riforme del processo civile e penale, e che registra gli effetti dei cambiamenti organizzativi attuati dagli uffici giudiziari, anche con l’arrivo degli addetti all’Ufficio per il processo.
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