di Francesco Grignetti
La Stampa, 8 novembre 2023
Nei primi sei mesi del 2023 i tempi sono crollati del 29% rispetto al 2019. Il merito è del Pnrr e della riforma Cartabia. Sorpresa: la giustizia italiana s’è messa a correre. E di colpo i tempi del processo penale si sono accorciati vertiginosamente. Nei primi sei mesi del 2023, un processo penale impiega 989 giorni per arrivare alla sentenza di Cassazione. Sono meno di 3 anni per una decisione definitiva, tutto incluso. I tempi sono crollati del 29% rispetto alle medie del 2019; in pratica abbiamo raggiunto nel penale i risultati concordati con l’Europa con tre anni di anticipo. “In linea con gli obiettivi del Pnrr concordati con l’Europa”, sottolinea il ministero della Giustizia. Per il civile va meno bene, ma comunque le cose sono migliorate.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 8 novembre 2023
Giorgia Meloni vuole il via libera dalle Camere alla riforma sul Sindaco d’Italia entro il prossimo mese di giugno, prima quindi delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo dove FdI ha intenzione di fare cappotto sulle spalle degli alleati. La riforma della giustizia pensata dal Guardasigilli Carlo Nordio, e quindi la separazione delle carriere in magistratura, rischia - purtroppo - di rimanere nel libro dei sogni. A stopparne il cammino, infatti, c’è la riforma sul premierato imposta dal Giorgia Meloni e che costringerà inevitabilmente il ministro della giustizia a rivedere i propri programmi. Per mesi Nordio ha ostentato sicurezza, affermando che la separazione delle carriere fra pm e giudici “non è negoziabile”.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 8 novembre 2023
La Francia sta processando il ministro della giustizia Eric Dupond-Moretti, ed è la prima volta di un guardasigilli in carica. Negli Stati Uniti è alla sbarra Donald Trump, ed è la prima volta di un ex Presidente. Due sistemi diversi, nel primo il pm è un funzionario che risponde direttamente al ministro, nel secondo è una carica elettiva nei sistemi statali e di nomina governativa in quello federale. Due sistemi molto lontani da quello dell’Italia, perché in ambedue è garantita la terzietà dei giudici, mentre il rappresentante dell’accusa ne è lontano e separato. Due Stati che hanno la forza di processare i propri rappresentanti anche se il pubblico ministero non è politicamente autonomo e non responsabile, come accade in Italia.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 novembre 2023
In una società democratica, un giornale non è obbligato ad oscurare il volto di un agente di polizia che ha usato una forza eccessiva. Un tribunale tedesco aveva emesso tale obbligo, ma ciò ha comportato una violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) ha emesso una sentenza fondamentale nel caso BILD v Germania, stabilendo un importante precedente per il diritto all’informazione e la libertà di espressione.
di Sondra Coggio
Il Secolo XIX, 8 novembre 2023
È uscito per l’ora d’aria, senza dare apparenti segni di disagio. È rientrato e si è impiccato nella sua cella, probabilmente utilizzando un lenzuolo. I tentativi di soccorso, praticati dalla polizia penitenziaria, e la rianimazione cardiaca del personale medico non sono riusciti a salvarlo. Il drammatico episodio è avvenuto all’interno del carcere della Spezia. A decidere di porre fine alla propria esistenza è stato un uomo di appena 53 anni. A quanto si è appreso, era entrato nella struttura detentiva solo qualche giorno fa.
di Ilaria Quattrone
fanpage.it, 8 novembre 2023
Oumar Dia era un detenuto di 21 anni che è morto improvvisamente il 26 ottobre: dopo essere stato trasferito dal carcere di Bergamo a quello di Opera, è stato ricoverato all’ospedale di Rozzano dove è morto. La Procura ha aperto un fascicolo e sequestrato la cartella clinica per chiarire le cause del decesso. La Procura di Milano ha aperto, come da prassi, un fascicolo per la morte di Oumar Dia. Il 21enne detenuto nel carcere di Opera che il 20 ottobre è stato trasferito all’ospedale di Rozzano dove, dopo una settimana, è deceduto. La famiglia ha chiesto chiarimenti su quanto possa essere accaduto al figlio. Sul suo decesso, infatti, aleggiano diverse perplessità.
ansa.it, 8 novembre 2023
Bisognerà attendere qualche giorno per conoscere la decisione dei giudici del Tribunale di sorveglianza di Cagliari in merito alla richiesta di libertà condizionale per Beniamino Zuncheddu, l’ex allevatore di 58 anni di Burcei, da 32 in carcere, condannato in via definitiva all’ergastolo per il triplice omicidio dell’8 gennaio del 1991, quando sulle montagne di Sinnai furono uccisi tre pastori e una quarta persona rimase gravemente ferita. Zuncheddu, che da sempre si proclama innocente, è attualmente in regime di semilibertà: può uscire dal carcere di Uta per lavorare ma deve ritornare in cella la sera. Questa mattina ha preso parte all’udienza.
di Elisa Calamari
La Provincia di Cremona, 8 novembre 2023
Detenuti e famigliari in ansia: “Situazione a rischio”. Garante e direttrice: “Incentiviamo le attività rieducative”. Carcerati e famigliari preoccupati per le novità detentive che scatteranno fra pochi giorni e che riguarderanno le celle: “Chiuse per 20 ore e dunque senza la possibilità di muoversi lungo i corridoi attigui”, lamentano. Ma dalla direzione di Cà del Ferro viene precisato che lo scopo è incentivare le attività rieducative.
di Rashad Jaber
Corriere del Veneto, 8 novembre 2023
Saranno i neo nominati Anastasio Morante e Irene Pagnano a ricoprire rispettivamente le cariche di direttore della casa circondariale e di vicedirettrice della casa di reclusione Due Palazzi di Padova. Mancano ancora poco meno di dieci giorni, ma come ribadito nei giorni scorsi dal sottosegretario alla giustizia e senatore Andrea Ostellari, entro il 20 novembre entreranno nel pieno delle proprie funzioni 57 direttori di altrettanti istituti penitenziari in tutto il paese, sei dei quali in Veneto, e nello specifico due all’ombra del Santo. Un duplice cambio al vertice per Padova, che fra meno di due settimane vedrà quindi una nuova direzione sia per quanto riguarda le custodie cautelari e le pene superiori a cinque anni - di competenza della casa circondariale - che delle detenzioni di durata superiore, destinate quindi alla più generica sezione di reclusione. “Ringrazio il dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria e il provveditore per il lavoro svolto e l’attenzione dimostrata nei confronti del nostro territorio - aveva aggiunto già nei giorni scorsi Andrea Ostellari - per assolvere al proprio mandato e garantire la sicurezza dei detenuti e del personale di servizio, ogni carcere ha bisogno di una guida, assegnata in pianta stabile. Con le nuove nomine, si chiude per il Veneto la stagione degli incarichi a scavalco, che hanno penalizzato funzionalità e operatività degli istituti nella nostra regione”. Plauso all’annuncio delle nuove figure direttive anche dalle rappresentanze della polizia penitenziaria. Giovanni Vona, segretario del Triveneto del Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria: “L’arrivo dei nuovi dirigenti penitenziari, ovvero, della dottoressa Irene Pagnano quale vice direttore della casa di reclusione di Padova e il dottor Anastasio Morante quale direttore della casa circondariale patavina, non può che essere un segnale positivo alla gestione complessa dei due penitenziari di Padova. L’arrivo dei dirigenti alla direzione degli istituti pe”il nali di Padova, non può che essere una bella notizia. Le condizioni dei due istituti da anni sono compromessi da problematiche quale il sovraffollamento di detenuti, carenza di personale sia di polizia penitenziaria che di personale quale quello di funzionari psicopedagogici”. Il carcere di Padova era stato teatro di una delle tante rivolte scoppiate negli istituti di pena durante il primissimo periodo di limitazioni dovute alla pandemia di Covid 19. L’8 marzo del 2020, gli agenti di sorveglianza vennero investiti dal lancio di oggetti provenienti dai detenuti dei blocchi A e B (sezione comuni) culminati con incendi e vere e proprie barricate, come risposta alla stretta sulle visite e i colloqui con i familiari. Sette detenuti sono stati condannati il 24 giugno del 2023 ad altri sette anni di reclusione ciascuno per devastazione, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.
comune.vicenza.it, 8 novembre 2023
È stato pubblicato l’avviso per la presentazione delle candidature per la nomina del garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Le domande vanno presentate entro le 12 del 17 novembre. I requisiti e le competenze del garante sono stati definiti sulla base delle linee guida adottate lo scorso agosto da Anci e dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, che hanno portato alla modifica del regolamento comunale.
- Novara. Bando per il nuovo Garante dei detenuti. L’ex don Dino: “È un compito sociale”
- Milano. A Bollate c’è “Atacama”, la startup dei detenuti che realizza docufilm
- Roma. Successo del Cesp-Rete Scuole ristrette: detenuti assunti come Operatori di biblioteca a Rebibbia
- Palermo. Sedie in circolo, occhi chiusi e silenzio: in carcere la stanza della meditazione
- Trani (Bat). I detenuti da oggi a scuola di teatro con i propri figli











