di Letizia Vanzini
Il Riformista, 26 gennaio 2024
L’iniziativa organizzata da Don David Maria Riboldi. Ragazzi cattivi. Due parole che, accoppiate, ci fanno rabbrividire a causa della mentalità collettiva tradizionale che ci ha cresciuti. La nostra tendenza - quella delle persone “brave” e “pulite” - è quella di scappare e cancellare questa immagine dalla nostra testa per non avere nessun rapporto con questo termine e con queste persone che non hanno nulla a che fare con noi. Ma pensiamoci seriamente. Esistono veramente ragazzi cattivi? Una provocazione che mi è letteralmente arrivata addosso qualche sera fa. Al posto di andare a bere il solito drink con gli amici al tavolo di un bar, mi ritrovo seduta per terra in una sala stracolma di gente nella Parrocchia di S. Anna a Busto Arsizio. Sono lì per un incontro intitolato “Non esistono ragazzi cattivi. Storie di cadute e risurrezione”.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 26 gennaio 2024
La promessa degli esordi di internet (il riconoscimento reciproco) travolta dai meccanismi della polarizzazione. Consigli di lunga vita, una piccola lista. I primi sono sull’alimentazione, il movimento, i controlli medici. Il penultimo propone di “ridurre lo stress”. L’ultimo di “aumentare le relazioni sociali”. L’articolo rilancia fiducioso una ricerca sull’ aging, che non dovremmo tradurre con “invecchiamento”. È semplicemente “l’età”, e a quanto pare non stare soli ci salverà. Un utente, che legge la sintesi postata su Instagram, commenta: “Ma se devo aumentare le relazioni, non potrò mai ridurre lo stress!”. Saluta con l’emoji che si sbellica. E un po’ fa ridere, sì, ma l’intuizione è amara, disperante. Siamo sopraffatti dal livore che fluisce/rifluisce sui social network e spesso, come fosse un’attitudine nervosa ormai irriflessa, si fa strada fuori dalla bolla e allaga il mondo che un tempo definivamo “il mondo reale” e oggi pare ridotto a perimetro di giornate tutte digitali.
di Luca Monticelli
La Stampa, 26 gennaio 2024
La scrittrice: “I ragazzi che incontro nelle scuole si dicono antifascisti. Dopo il 7 ottobre, ho visto una colpevolizzazione collettiva degli ebrei”. Finché avrò la forza di parlare racconterò ai giovani la mia storia. Io vado avanti perché la memoria è fondamentale, vitale. Anche solo salvare la coscienza di dieci ragazzi significa che la mia esistenza non è stata inutile”. Edith Bruck, scrittrice, sopravvissuta ai lager nazisti, continua a portare nelle scuole la sua testimonianza per non dimenticare l’orrore della Shoah.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 26 gennaio 2024
La protesta contro i rimpatri e le condizioni di detenzione distrugge buona parte del centro di trattenimento per migranti. La struttura ha un’ambiguità giuridica: hotspot e detenzione. Il modello ha già fallito, ma il governo vuole esportarlo anche in Albania. La prefettura di Trapani sembrerebbe orientata a trasferire tutti i migranti presenti nel Cpr alla periferia della città siciliana. La struttura è stata resa in buona parte inagibile dalle fiamme di una rivolta esplosa lunedì dopo il rimpatrio di 29 cittadini tunisini.
di Luca Casarini
L’Unità, 26 gennaio 2024
Ciò che in queste ultime 48 ore è accaduto all’interno del Cpr di Trapani, ha illuminato per un attimo ciò che sono i centri di detenzione per il rimpatrio, costruiti con l’impostazione del carcere duro da deportati, tipo quelli che ormai pullulano lungo le frontiere europee. Grandi inferriate a barriera successiva, moduli più simili a celle che a ricoveri abitativi, niente mensa ma solo pasti forniti in vaschette di alluminio da catering, freddi ed insufficienti, una sola doccia calda, molto spesso guasta, per oltre cento persone, letti in cemento dove si appoggiano materassi lerci, quando ci sono. Milo, la frazione di Trapani dove l’hanno costruito, è un luogo fuori dal mondo, perché è in questo isolamento che possono attuarsi fino in fondo i propositi dei carcerieri, e cioè i governi che decidono in tutta l’Unione di combattere i profughi e i migranti attraverso i dispositivi di respingimento. La detenzione amministrativa, - perché l’unica colpa delle persone detenute è quella di avere chiesto asilo o di essere state definite non idonee ad ottenerlo - è dall’introduzione degli accordi di Schengen sulla libera circolazione interna in Europa uno di quelli principali.
di Narges Mohammadi
Corriere della Sera, 26 gennaio 2024
Questa è una lettera che l’attivista e premio Nobel per la pace, Narges Mohammadi, 51 anni, ha scritto dal carcere di Evin, a Teheran, per chiedere alle Nazioni Unite di inserire l’apartheid di genere nella lista dei crimini contro l’umanità “perché in tutto e per tutto simile all’apartheid razziale”. Fare uscire dalla prigione le sue parole non è mai semplice e comporta per l’attivista altre punizioni e mesi dietro le sbarre. Pubblichiamo per intero la sua lunga missiva mandata in esclusiva per l’Italia al Corriere della Sera.
di Antonio Lamorte
L’Unità, 26 gennaio 2024
Si erano mobilitate Amnesty International, le Nazioni Unite, Nessuno Tocchi Caino, la Comunità di Sant’Egidio. Niente da fare: il boia ha colpito. Una tecnica considerata tortura anche dai veterinari. Kenneth Smith è morto: è stato giustiziato in Alabama, Stati Uniti, il detenuto 59enne condannato per omicidio. È stato il primo a essere condannato con l’azoto, per asfissia.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 25 gennaio 2024
Dall’inizio dell’anno sono infatti già 10 i detenuti che si sono tolti la vita. Un numero elevatissimo considerando che nel 2023 i suicidi erano stati complessivamente 68. Il 2024 è iniziato nel modo peggiore nelle carceri italiane. Dall’inizio dell’anno sono infatti già 10 i detenuti che si sono tolti la vita. Un numero elevatissimo, considerando che nel 2023 i suicidi erano stati complessivamente 68, che non può non obbligare ad una seria riflessione da parte di tutti gli operatori del settore.
di Angela Stella
L’Unità, 25 gennaio 2024
Il cantiere della giustizia è aperto, il ddl Nordio è pronto per l’Aula, ma l’anno che si è chiuso è soprattutto quello dei decreti sicurezza, all’insegna del panpenalismo. Si terrà stamattina presso la Corte di Cassazione l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2024. Sabato toccherà alle cerimonie nei singoli distretti di Corte di Appello e venerdì 9 e sabato 10 febbraio ci sarà la contro inaugurazione dell’Unione delle Camere Penali al Teatro Eliseo di Roma. Ma intanto che anno è stato questo sulla giustizia e cosa aspettarsi?
di David Allegranti
linkiesta.it, 25 gennaio 2024
L’ultima rilevazione conferma la tendenza crescente dei detenuti. Conseguenza inevitabile in un Paese le cui politiche penali, specialmente quelle dell’attuale governo, tendono a riempire il più possibile le celle (anche quando se ne potrebbe fare a meno). Sono passati oltre dieci anni dalla sentenza Torreggiani, adottata l’8 gennaio 2013, con la quale la Corte Europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani (Cedu). Un caso che riguardava trattamenti inumani o degradanti subiti da sette persone detenute per molti mesi nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza, in celle triple e con meno di quattro metri quadrati a testa disponibili. Nel 2012/2013, prima della sentenza, nelle carceri italiane c’erano tra i sessantaduemila e i sessantacinquemila detenuti. Alla fine del 2012 il tasso di sovraffollamento era del 139,67 per cento. Dopo la condanna, il governo riuscì a far scendere la popolazione detenuta a 62.536, con un indice di affollamento del centotrentuno per cento.
- Giustizia, frenata del governo alla vigilia dell’avvio dell’anno giudiziario
- Tensione via Arenula-partiti: riforma del Csm congelata
- Alessia Pifferi, le psicologhe del carcere “hanno attestato il falso con l’intento di aiutare la difesa”
- “Hanno manipolato Pifferi”: i pm indagano avvocata e psicologhe. La legale: “Non mollo”
- “Caso Pifferi, ormai trattano gli avvocati come complici”









