di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 3 luglio 2025
Una recente proposta di legge intende obbligare i futuri magistrati a 15 giorni e 15 notti in carcere, in modo che sperimentino le condizioni che si troveranno poi a infliggere con arresti e sentenze. Ma già oggi nei primi sei mesi di tirocinio “generico” fanno uno stage nei tribunali di sorveglianza con visite nelle carceri. In Veneto, ad esempio, i 23 magistrati in tirocinio (mot) sono entrati il 2, aprile negli istituti penitenziari di Venezia e Padova, e nell’Ipm carcere minorile di Treviso (città dove ha residenza il ministro Nordio): il più sovraffollato d’Italia, con presenze arrivate anche a 20 ragazzi in celle pensate per 12 posti, con detenuti costretti a dormire a terra su materassi stesi negli spazi residui.
palermotoday.it, 3 luglio 2025
“Condividiamo con interesse e con sincero apprezzamento il monito del presidente della Repubblica sulle tragiche condizioni delle carceri italiane e della popolazione detenuta. L’Unione delle Camere penali e la Camera penale di Palermo, in particolare, già da tempo si sono fatte latrici delle problematiche degli istituti penitenziari italiani. Duole constatare come si è dovuti arrivare a ben 91 suicidi in carcere solo nell’anno 2024 per comprendere la gravità della situazione”. Lo affermano in una nota l’avvocato Vincenzo Zummo, presidente della Camera penale di Palermo, l’avvocato Angelo Formuso, componente dell’Osservatorio carceri dell’Ucpi, e l’avvocato Antonino De Lisi, responsabile della Commissione carceri e diritti civili della Camera penale di Palermo.
veneziatoday.it, 3 luglio 2025
I detenuti della casa circondariale di Venezia avranno la possibilità di lavorare per la procuratoria di San Marco, con incarichi alla Basilica. È previsto da un accordo di collaborazione firmato stamattina dagli enti interessati, volto a incentivare il reinserimento sociale degli individui privati della libertà personale. Non solo: oltre all’opportunità di lavoro, la procuratoria darà ai detenuti, e al personale della casa circondariale, ospitalità per le visite guidate e farà a sua volta visita ai reclusi in carcere, con i suoi volontari, per proiezioni di filmati e illustrazione di opere d’arte. A suggellare il protocollo, nella sala convegni a Sant’Apollonia, sono stati i procuratori Bruno Barel e Renato Brunetta (in collegamento), con il rappresentante Rsa Uil della procuratoria Raffaele Cavasin e il direttore della casa circondariale Santa Maria Maggiore, Enrico Farina.
di Edoardo Varese
araldolomellino.it, 3 luglio 2025
Il carcere di Vigevano non avrà più una scuola. Alcuni lavori di manutenzione, previsti per l’immediato futuro, fermeranno le lezioni per il prossimo anno scolastico. Dietro le sbarre non ci sarà più questa importante opportunità di crescita per alcuni detenuti, che nella scuola vedevano un’opportunità di riscatto. La direzione della casa circondariale dei Piccolini ha comunicato all’Its Luigi Casale la sospensione dei corsi scolastici per il prossimo anno a causa di interventi di ristrutturazione all’interno della struttura circondariale, che dureranno almeno fino al 2026. L’istituto quest’anno aveva una sezione carceraria presso la casa di reclusione di Vigevano, strutturata in due classi, una terza e una quinta, oltre a un gruppo-classe, gestito da volontari, che consente ai detenuti di prepararsi all’esame di idoneità alla classe terza. La scuola a Vigevano non andrà più oltre le sbarre, almeno per i prossimi dodici mesi: “Alcuni interventi - spiega la direttrice Rosalia Marino - sono già iniziati e ne avremo fino a tutto il 2026. Si tratta di interventi di rifacimento di tutte le coperture della struttura, delle cucine, della lavanderia, della caserma e degli alloggi demaniali. Ringrazio comunque il Casale per l’aiuto che ha dato alla struttura in questi anni”.
quotidianodellumbria.it, 3 luglio 2025
Previsti moduli abitativi per incontri genitoriali e di coppia. In attesa dei fondi ministeriali, il progetto punta a rafforzare i legami familiari come strumento di rieducazione. Nel carcere di vocabolo Sabbione a Terni si guarda oltre la detenzione tradizionale. Dopo l’apertura della cosiddetta “stanza dell’amore” - uno spazio pensato per tutelare la sfera affettiva dei detenuti - l’istituto penitenziario punta ora a un progetto ancora più ambizioso: la realizzazione di moduli abitativi protetti, dedicati non solo agli incontri con il partner, ma anche alla relazione genitoriale.
di Gaia Papi
La Nazione, 3 luglio 2025
Il Garante regionale dei detenuti sulla casa circondariale di via Garibaldi: “Ha buone caratteristica ma è inaccettabile che ci siano celle fuori uso per le porte troppo piccole”. “Carceri troppo affollate, bisogna fermare i suicidi”. È l’allarme lanciato dal presidente Mattarella. Una ferma denuncia di cui abbiamo parlato con Giuseppe Fanfani, garante dei diritti dei detenuti della Toscana.
di Marinella Correggia
Il Manifesto, 3 luglio 2025
30 anni fa, 3 luglio del 1995, il leader di grandi battaglie pacifiste e per la conversione ecologica del pianeta, deputato europeo dei Verdi, disse addio alla vita. Scriveva il giornalista malgascio Sennen Adriamirado nella biografia Il s’appelait Sankara, dedicata alla vita del presidente del Burkina Faso ucciso nel 1987 in un colpo di Stato e suo amico: “Lo pregavo di proteggersi, perché un eroe morto non serve a nulla. Ma mi sbagliavo, forse: un eroe morto serve da riferimento”.
di Angelo Ferracuti
Il Manifesto, 3 luglio 2025
Così come aveva già fatto in “Grande Karma, Vite di Carlo Coccioli”, Alessandro Raveggi anche in “Continuate ciò che è giusto” (Bompiani, 2025) rivisita con originalità la forma della biografia narrativa, introducendo elementi d’invenzione che volutamente scansano la cronologia e l’aneddotica. Il libro indaga la storia politica ed esistenziale di una delle figure più eccentriche e affascinanti della nuova sinistra italiana, Alexander Langer, morto suicida a 49 anni a Firenze il 3 luglio del 1995, una figura oggi quasi completamente estinta, quella del militante politico novecentesco, che qui diventa una biografia collettiva e “d’ascesi materiale”.
di Marco Revelli
La Stampa, 3 luglio 2025
Ricordate le immagini dell’uomo in bicicletta, piegato sotto una pioggia torrenziale, sulle spalle il cubo delle consegne a domicilio? Era il 29 agosto di due anni fa. A Genova. E credemmo, allora, che si fosse toccato il fondo nel trattamento inumano dei lavoratori della logistica. Il nostro Paolo Griseri propose anche, allora, una legge che vietasse il lavoro in condizioni estreme. Oggi apprendiamo che alla discesa in basso non c’è limite. Mentre le prime pagine dei giornali sono affollate di notizie sull’”emergenza caldo”; mentre si moltiplicano i casi di lavoratori crollati per effetto dell’afa insopportabile e le Regioni emettono ordinanze per far sospendere le attività all’aperto nei settori più esposti; mentre al ministero del Lavoro si sta per siglare un protocollo d’intesa con le Organizzazioni sindacali per affrontare il problema, veniamo a sapere che una delle più importanti piattaforme per la consegna di cibi a domicilio non solo non ha sospeso le attività nelle fasce orarie più rischiose, ma avrebbe escogitato addirittura un sistema di bonus volto a incentivare la propria manodopera a mantenere l’impegno nelle ore più calde.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 3 luglio 2025
Adottato al Senato il testo base della maggioranza: tradisce la sentenza della Consulta. Vietato l’impiego di personale e dispositivi del Sistema sanitario nazionale. Tra la bozza presentata una settimana fa al Comitato ristretto e il testo base adottato ieri dalle commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato, la differenza sta in una norma classista in più. A parte un paio di correzioni sui tempi di attesa del paziente e la scomparsa della premessa sulla “tutela della vita dal concepimento alla morte naturale”, il ddl sul fine vita che il forzista Zanettin e il meloniano Zullo hanno finalmente depositato non è affatto migliorato rispetto a quello impostato quando la maggioranza era ancora in ambasce con le “diverse sensibilità interne”. E tradisce perfino il suo stesso titolo, che recita: “Disposizione esecutive della sentenza della Corte costituzionale del 22 novembre 2019, n. 242”. La norma che conclude il quarto articolo del testo base, infatti, vieta tassativamente l’impiego di personale e dispositivi del Sistema sanitario nazionale, contrariamente a quanto prescritto dalla Consulta. In sostanza, secondo le destre di governo, possono accedere al suicidio medicalmente assistito solo coloro che possono pagare di tasca propria un medico, un infermiere, la strumentazione e il farmaco letale. Anche se sono ricoverati in un ospedale pubblico.
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