di Alessandro Dell’Orto
Libero, 2 settembre 2023
Stefano Giampaolo Conti ha 38 anni ed è rinchiuso da dodici mesi, in attesa di un processo, nel carcere di massima sicurezza La Joya di Panama, uno dei più duri e infernali del mondo. Sporcizia, scarafaggi, topi, violenza, armi, acqua solo per un’ora al giorno e zero privacy in un’unica cella condivisa con altri 25 detenuti. È accusato di tratta di persone con fini sessuali e rischia dai 20 ai 30 anni, si proclama innocente e anzi incolpa la procura panamense di cospirazione. È stato arrestato la scorsa estate, mentre era su un aereo pronto al decollo per il Costa Rica, e la sua vita da sogno è improvvisamente diventata un incubo: da trader di successo - viaggi, feste, lusso, dollari facili e belle donne - a presunto criminale. Stefano, brianzolo che prima di stabilirsi a Panama cinque anni fa ha girato il mondo, ci racconta la sua storia dal carcere - al telefono, con una connessione internet improvvisata e traballante -, denunciando condizioni inaccettabili e chiedendo di essere trasferito in una prigione più umana. In attesa del processo.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 2 settembre 2023
Spettacolare rappresaglia delle gang in risposta alle perquisizioni e ai trasferimenti Nella capitale Quito un’autobomba esplode davanti la sede dell’autorità penitenziaria. Uccisioni di massa nelle carceri, rivolte dirette dalle bande di narcotrafficanti, autobombe e candidati presidenziali assassinati. Questa è la realtà dell’Ecuador dove un’ondata di violenza sta mettendo a dura prova il tessuto sociale e politico del paese. E ora anche uno spettacolare sequestro di agenti carcerari in diversi penitenziari. Sarebbero infatti una cinquantina, ma i numeri potrebbero essere contati per difetto, le guardie più sette agenti di polizia, finiti nelle mani dei detenuti.
di Pegah Moshir Pour
La Repubblica, 2 settembre 2023
Il 35enne era stato condannato a morte, ma la Corte suprema aveva annullato la sentenza. Chi ha condiviso la prigione con lui racconta di terribili torture. A quasi un anno dalla scomparsa di Mahsa Amini, la 22enne curda morta dopo essere stata arrestata perché non indossava nel modo corretto l’hijab, un’altra morte in detenzione riaccende l’attenzione internazionale sulle violazioni dei diritti umani in Iran. A morire mentre era in custodia della polizia iraniana stavolta è stato il 35enne Javad Rouhi, in carcere dal settembre 2022 proprio per aver preso parte pacificamente alle proteste organizzate dal movimento Donna Vita Libertà, nato dopo l’uccisione di Mahsa. Era stato condannato a morte per tre capi di accusa: “corruzione sulla terra”, “guerra contro Dio” e “apostasia”.
Il Dubbio, 2 settembre 2023
Venticinque secondi di orrore: il filmato, ripreso dalle bodycam degli agenti, è stato diffuso dall’autorità giudiziaria a distanza di due settimane dai fatti. Ennesimo episodio di violenza da parte delle forze dell’ordine negli Stati Uniti. In Ohio l’autorità giudiziaria ha rilasciato il video (qui il filmato completo) in cui un poliziotto spara e uccide una giovane donna afroamericana, madre di due bambini e incinta di sei mesi, ferma in auto nel parcheggio di uno store, a Blendon Township. L’episodio è avvenuto due settimane fa.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 settembre 2023
Antigone ha affrontato un argomento delicato: l’associazione tra le regioni meridionali e la criminalità. Analizzando con profondità questi dati, evidenzia la necessità di considerare i fattori socio-economici prima di trarre conclusioni affrettate.
di Riccardo Polidoro*
L’Unità, 1 settembre 2023
Un’altra estate sta finendo. Questa, come le altre, ha evidenziato le enormi carenze del nostro sistema penitenziario, senza che nulla, in concreto, venisse fatto o, almeno, realisticamente progettato. Dopo le morti annunciate, decessi per carenze di cure idonee e suicidi dovuti allo sconforto per mia detenzione incivile quanto illegale, sono giunte le frasi di circostanza, tanto irrinunciabili perché doverose dinanzi a tale strage di Stato, quanto prive di un effettivo valore politico.
di Giorgio Spangher
Il Dubbio, 1 settembre 2023
La riforma Cartabia, che codifica l’indicazione dei “criteri” nel perseguimento dei reati, lascia intuire che tocca al ministro l’iniziativa sul provvedimento-quadro. Chi l’ha visto?. Si è discusso per anni sull’esercizio dell’azione penale da parte del pm e sul cosiddetto principio della sua obbligatorietà. Si è sempre più fatta strada, tra gli operatori di giustizia, la convinzione che sia necessario assicurare il massimo di trasparenza, alla doverosa azione del magistrato inquirente, attraverso la predisposizione di criteri di priorità. Sono state elaborate iniziative parlamentari per dare attuazione in questi termini alla previsione costituzionale di cui all’articolo 112 della Costituzione.
di Gian Carlo Caselli*
Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2023
Sta per irrompere nelle aule parlamentari e nel Paese il dibattito sulla separazione delle carriere fra Pm e giudici. Un tema che ossessiona l’Unione Camere penali da più di un ventennio. Se ne era impadronito Silvio Berlusconi, la cui storia è un’antologia di invettive pesantissime contro i magistrati accusati di ogni nefandezza all’interno di una compulsiva strategia di delegittimazione. Ora la separazione è un cavallo di battaglia anche del ministro Carlo Nordio, non a caso sempre pronto a dichiarare la sua continuità con la linea del Cavaliere.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 1 settembre 2023
La Lega accelera sul ddl ma trova l’opposizione di Forza Italia. La Lega insiste sulla castrazione chimica per gli stupratori, e non casualmente lo fa in coincidenza con la visita della premier a Caivano. Pensano che sia il modo migliore per segnare una differenza di approccio al fenomeno delle violenze alle donne. Un approccio duro e puro. Ed è come se questa bandierina della castrazione tramite farmaci se la strappassero di mano in continuazione, a destra, perché hanno iniziato i leghisti a proporla, poi nel 2019 spingevano i Fratelli d’Italia, e ora riparte Matteo Salvini.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2023
La castrazione chimica torna a fare la propria apparizione come pena minacciata per stupratori e pedofili (per i quali, sia detto subito, la legislazione italiana è già estremamente severa). Una punizione ben poco rispondente ai principi del diritto liberale e democratico. Principi che innanzitutto pretendono razionalità nel configurare l’idea della pena e suggeriscono dunque con forza e buonsenso di evitare di proporre modifiche ordinamentali all’indomani di tragici fatti di cronaca che inevitabilmente inseriscono elementi di emotività all’interno della discussione. Da molto tempo invece la rincorsa dell’attualità da parte della pena - a seconda di ciò che ha riempito i giornali, propongo oggi pene più dure e truci per questa o quell’altra fattispecie - è il gioco preferito da troppa politica.
- 41bis: i parametri della proroga del regime
- Frosinone. Detenuto di 35 anni si suicida. Trovato impiccato in cella, aperta un’inchiesta
- Torino. I detenuti protestano. Bernardini e Giachetti: “Arrivare ad invocare l’esercito è assurdo”
- Trento. Il prefetto Santarelli in visita al carcere
- Pesaro. Baldelli (FdI) visita il carcere: “Un modello virtuoso, e ora zero aggressioni”











