di Ilaria Tirelli
leurispes.it, 6 novembre 2023
“Un innocente assassino” è il racconto di una vita necessario ad un padre per testimoniare la propria versione alle sue figlie. Quel che resta all’innocente assassino è un ricordo nebuloso, ormai quasi del tutto cancellato dal carcere. Quella di Margherita Altea è una storia “familiare”, nata quasi per caso dal ritrovamento di un diario e alimentata dalla volontà di dare voce a chi non è riuscito a dimostrare la propria innocenza. Il carattere personale di questa storia si interseca indissolubilmente con quello che è, forse, il fine ultimo della scrittura: consegnare alla pagina una memoria che tramandandosi diventi imperitura, che testimoni una verità altrimenti inascoltata, sottraendo alla caducità del tempo l’esistenza stessa di un individuo che ha come unica arma di difesa la sua stessa scrittura. Un innocente assassino è il racconto di una vita, una storia intima e profonda, necessaria ad un padre per testimoniare la propria versione alle sue figlie, mai conosciute proprio a causa della reclusione: è il racconto di un errore giudiziario nel quale possiamo riconoscere molti altri casi di cronaca, dove non è la giustizia a fare il proprio corso ma l’invidia e il pregiudizio.
di Salvatore Settis
La Stampa, 6 novembre 2023
Sta rinascendo in Italia la peste dell’antisemitismo, che credevamo estinta come un virus sconfitto dalla medicina. Chi ha profanato a Roma le pietre d’inciampo non può credere che delle decisioni di Netanyahu siano corresponsabili Michele, Giacomo ed Eugenio Spizzichino o Aurelio Spagnoletto, assassinati ad Auschwitz nel 1944. Quel gesto può avere un solo significato: chi l’ha compiuto aderisce oggi al verbo nazi-fascista di ieri, e usa cinicamente gli scontri di Gaza per rilanciare lo sterminio non degli israeliani, ma degli ebrei d’ogni tempo. Offende perfino i terroristi di Hamas, perché considera le loro incursioni, le morti e la cattura degli ostaggi come innescati non da aspri conflitti territoriali, ma dal proposito di perseguire il progetto nazista di sterminio totale degli ebrei.
di Marica Fantauzzi
Il Domani, 6 novembre 2023
La storia della discriminazione dei rom è anche una storia di una ingiustizia e discriminazione a scuola. Da sempre si è pensato di isolare le comunità rom, come se fossero “speciali”. Oggi questo continua a avvenire in modo informale: due terzi degli studenti rom non prendono la licenza media. Nel giugno del 2018, mentre Matteo Salvini e Giorgia Meloni chiedevano misure idonee a risolvere una presunta “questione nomadi” sul territorio italiano, alcuni studenti iscritti al Centro di istruzione per adulti di Roma, affrontavano il loro esame di terza media. Fra questi, molti erano di origine rom e vivevano nei campi, campi istituzionali - come si dice - regolamentati tuttora dall’amministrazione capitolina.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 6 novembre 2023
La battaglia per liberare se stesse ha portato le donne a porre il problema universale del potere, simbolico e costituito, la messa in discussione delle leggi e della tirannia dentro e oltre il femminismo. La prima disobbediente della Storia è semplicemente la prima donna di cui si ha notizia: Eva, o più precisamente H’aWaH, il nome palindromo che nella Genesi viene assegnato alla madre dell’umanità. Eva la “traditrice” che si lascia sedurre dal demonio, assapora il frutto del peccato nel giardino dell’Eden, dividendo la mela con il compagno e condannando così il genere umano al dolore e alla sofferenza. Eva la suddita, creazione secondaria e posteriore all’uomo, il “secondo sesso” nato dalla costola di Adamo addormentato e per questo di natura inferiore e costretta a vivere all’ombra del maschio, nell’ordine biologico come in quello sociale. Ma anche la donna responsabile di tutti i nostri mali, travolta dalla curiosità che le fa smarrire saggezza e ragione, che cede alla tentazione satanica e diventa sua volta infida tentatrice. La porta del Diavolo parafrasando Paolo di Tarso.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 6 novembre 2023
L’85enne liberata da hamas che stringe la mano al suo carceriere è tra gli attivisti che ancora sperano in una società condivisa. Le immagini della guerra che ogni giorno entrano nei nostri salotti ci sconvolgono e ci indignano. Qualche volta ci lasciano indifferenti, assuefatti di fronte all’ennesimo orrore che scorre via rapido tra i titoli del tg. Ma quasi mai succede che un’immagine ci restituisca fiducia e speranza, come invece è successo quando abbiamo visto un’anziana signora afferrare la mano del suo carceriere. La foto ha fatto rapidamente il giro del mondo: ritrae Yocheved Lifshitz, 85 anni, uno dei due ostaggi di Hamas che ha lasciato la Striscia di Gaza nella notte del 24 ottobre.
di Simona Musco
Il Dubbio, 6 novembre 2023
Se i diritti umani in Iran avessero un volto e un nome sarebbero quelli di Nasrin Sotoudeh, avvocata che ha messo la sua vita e il suo corpo al servizio della difesa del suo popolo. “Per me, rimanere in silenzio di fronte all’ingiustizia non è un’opzione. In realtà, trovo più difficile sopportare le ingiustizie sociali che la prigione”, ha spiegato parlando di sé. Accusata di “propaganda sovversiva” e di “aver incoraggiato la corruzione e la dissolutezza” - ha difeso le donne che si sono rifiutate di portare il velo -, l’attivista è stata condannata nel 2018 a 138 frustate e 33 anni e mezzo di carcere, dei quali dovrà scontarne almeno 12. Un processo che si è svolto in sua assenza e contro il quale il Consiglio nazionale forense italiano ha alzato la voce, attirando l’attenzione del mondo sulla sistematica violazione dei diritti umani in Iran e sul sacrificio degli avvocati a tutela dei diritti. Già condannata nel 2011 a sei anni di reclusione per propaganda e attentato alla sicurezza dello Stato, l’attivista era stata rilasciata nel 2013 dopo uno sciopero della fame di 50 giorni, che ha suscitato indignazione in tutto il mondo. Poi era tornata in prigione, salvo ottenere un permesso per ragioni sanitarie. Le continue minacce di farla tornare di nuovo in carcere non l’hanno fatta desistere: Sotoudeh ha infatti sempre continuato a denunciare le ingiustizie e le angherie del regime iraniano, combattendo contro lo hijab obbligatorio. E ora, dopo aver “osato” partecipare al funerale della giovane Armita Garavand, la 16enne uccisa a forza di botte dalla polizia morale di Teheran per non aver indossato il velo, è stata nuovamente arrestata e condotta nella prigione di Qarchak, ex allevamento di bestiame trasformato nella più grande prigione femminile dell’Iran, un buco nero per i diritti dove lei e le altre detenute sono state picchiate e private del sonno. “Una prigione senza norme, sporca e sudicia, con la puzza di liquami, spazi strettissimi e irrespirabili, una gestione atroce e servizi limitati”, ha spiegato pochi giorni fa al Dubbio il marito di Sotoudeh, Reza Khandan.
di Simona Musco
Il Dubbio, 6 novembre 2023
La battaglia di Ebru Timtik è durata 238 giorni. Giorni in cui ha scelto di non mangiare, usando il suo corpo come arma contro la giustizia turca, che di diritti non vuol sentir parlare. È morta così, dopo esser stata arrestata insieme a altri 18 colleghi per il suo impegno nella difesa dei diritti civili in Turchia. Il 14 agosto 2020, la Corte costituzionale turca aveva respinto la richiesta di rilascio a scopo precauzionale sia per lei sia per il collega Aytaç Ünsal (ora di nuovo in carcere), entrambi in sciopero della fame, nonostante le loro condizioni di salute fossero già molto critiche. Per la Corte, però, non c’erano “informazioni o reperti disponibili in merito all’emergere di un pericolo critico per la loro vita o la loro integrità morale e materiale con il rigetto della richiesta per il loro rilascio”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 6 novembre 2023
La giornalista, famosa per la sua clamorosa protesta, è stata condannata a 8 anni e 6 mesi e ora vive in esilio in Francia. Il 14 marzo 2022 è una data che segna l’inizio di una nuova vita per la giornalista Marina Ovsyannikova. La sera di quel giorno, durante uno dei telegiornali più seguiti di Russia, in onda su Channel One, la reporter apparve alle spalle della conduttrice Ekaterina Andreeva mostrando un cartello con la scritta “No war”. Le immagini fecero il giro del mondo. Da quel momento Marina divenne un personaggio conosciuto anche fuori dalla Russia.
di Domenico Quirico
La Stampa, 6 novembre 2023
La bara con la bandiera di Israele, l’uomo nel sudario musulmano. La morte di Dio spinta in trincea, impigliata nel Talmud e nel Corano. Cosa resta di comune nei due fronti, se non un pianto senza via d’uscita. Oggi in Palestina la sola cosa che ha un significato è il dolore. La possibilità della speranza è un salto che si deve fare per disperazione, in quel punto in cui non essendoci più assolutamente nulla su cui contare, politica, diplomazia, ragione, diritto, si è costretti a contare soltanto su ciò che è opposto al mondo, il soffrire appunto.
La Repubblica, 6 novembre 2023
I legislatori non danno garanzie per un trattamento umano neanche ai minori. Lo afferma un documento diffuso oggi da Human Rights Watch. Il progetto di legge sarà discusso al Senato francese a partire da oggi. I legislatori francesi stanno esaminando un progetto di legge sull’immigrazione che minaccia di limitare i diritti dei richiedenti asilo e dei migranti. Lo afferma un documento diffuso oggi da Human Rights Watch. Il progetto di legge sarà discusso al Senato francese a partire da oggi, 6 novembre, e dovrebbe passare all’Assemblea nazionale a dicembre. Il governo ha inizialmente presentato il disegno di legge a febbraio, ma a marzo ha rinviato il dibattito a causa della mancanza di sostegno in Parlamento.
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