di Giovanni Guzzetta
Il Riformista, 2 giugno 2022
L’invito all’astensione, l’evocazione della complessità dei temi, l’allusione a disegni inconfessabili di cui i quesiti sarebbero solo l’esca per abbindolare gli “utili idioti”, calzano perfettamente per evitare di rimettere in discussione gli equilibri consolidati.
di Pietro Di Muccio de Quattro
L’Opinione, 2 giugno 2022
Aspettarsi la riforma fondamentale della giustizia, che gl’Italiani attendono da decenni, appare un pio desiderio. I referendum che andremo a votare il 12 giugno non risolveranno i mali, alcuni gravissimi, che affliggono l’amministrazione giudiziaria nel senso più ampio. Allora, perché votare? Perché il voto massivo, anche prescindendo dall’esito di ciascun referendum, costituirebbe quanto meno una dimostrazione d’interesse dei cittadini per le anomalie della funzione giurisdizionale. L’opinione pubblica, a riguardo, ha modo di esprimersi con i sondaggi e con i mezzi di comunicazione, ma senza ufficialità ed incisività. Non esistono le consultazioni generali sulla giustizia come sulla politica. Quindi bisogna votare se non altro per dimostrare, una volta per tutte, che i problemi della giustizia ci stanno davvero a cuore non meno dei tributi, dell’avvenire economico, della politica estera, e che, seppure divisi su questa o quella specifica norma sottoposta a referendum, intendiamo riaffermare che il popolo non si disinteressa della giustizia amministrata “in suo nome”. La partecipazione ai referendum costituisce un obbligo morale e politico proprio perché disertarli rappresenterebbe la prova a contrario dell’indifferenza e della sfiducia verso un’eguale giustizia rapida ed efficace, basilare nella società libera e democratica.
di Simona Viola*
Il Dubbio, 2 giugno 2022
La misura restrittiva continuerà ad agire per chiunque eserciti violenza di genere. È vero che l’accoglimento del referendum sulla custodia cautelare lascerebbe escluse dalla applicazione delle misure cautelari tutte quelle violenze di genere che vengono commesse in altro modo (dalla violenza fisica ndr) e che sono anche la maggior parte: le violenze psicologiche o economiche, i maltrattamenti in famiglia con minacce o gli atti persecutori come lo stalking ad esempio?
di Liana Milella
La Repubblica, 2 giugno 2022
Il presidente del Movimento 5 Stelle contro i quesiti proposti da Lega e Radicali per la consultazione del 12 giugno. Meloni: “I cittadini hanno diritto di esprimersi”. Serracchiani (Pd): “La riforma si deve fare in Parlamento, per questo voteremo no”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 2 giugno 2022
Il professor Alessio Lanzi è consigliere laico del Csm. Giunto quasi al termine della consiliatura traccia un bilancio della sua esperienza a Palazzo dei Marescialli ed espone il suo punto di vista su alcuni quesiti referendari. “Non sono d’accordo - dice al Dubbio - con chi afferma che questo è il peggior Csm degli ultimi anni. Questa non è stata l’unica consiliatura con problemi di correntismo”
di Giovanni Varriale
Il Riformista, 2 giugno 2022
La riforma del processo penale voluta dalla guardasigilli Marta Cartabia è stata a lungo discussa, soprattutto in riferimento alla volontà di ridurre drasticamente i tempi del processo penale che, da molti operatori del diritto, viene considerato lesivo dei diritti costituzionali. A ben vedere, tutti gli ultimi interventi legislativi in tema di giustizia hanno avuto quale fine ultimo quello di ridurre il numero di processi nelle aule di giustizia senza però pregiudicare la tutela dei diritti dei cittadini.
di Ilario Ammendolia
Il Dubbio, 2 giugno 2022
Venerdì scorso è stato sciolto il Consiglio comunale di Portigliola, un piccolo paese nel cuore della Locride. Dimenticate per un solo attimo il fatto che si tratta d’un piccolo Comune e riflettete sugli effetti che la catena di scioglimenti che ha riguardato la Locride e la Calabria intera, potrebbe avere sulla crescita e legittimazione della ‘ndrangheta in un territorio difficile.
di Paolo Colonnello
La Stampa, 2 giugno 2022
Se è vero che la strada per l’Inferno è lastricata di buone intenzioni, allora la riforma Cartabia, in tema di libertà di stampa, equivale a un’autostrada la cui destinazione è il bavaglio dell’informazione. Sotto la voce di “presunzione d’innocenza” si rischia infatti non solo di rendere le Procure luoghi vietati ai giornalisti, come è già accaduto a Torino e in altre città d’Italia, ma di ingabbiare la cronaca nera e giudiziaria in una serie di sterili comunicati teleguidati da algidi procuratori con la reintroduzione del concetto delle “veline di regime”: in particolare dove si stabilisce che le notizie “autorizzate” veicolate alla stampa debbano avere “attinenza alle indagini” (e ci mancherebbe) e “un interesse pubblico”. Già nella scelta delle parole, cioè notizie “autorizzate” e di “interesse pubblico” non può che intravvedersi un’attribuzione impropria ai procuratori - che sono comunque delle parti del processo e quindi intrinsecamente privi di terzietà - di compiti di inevitabile censura, intollerabili in un Paese democratico.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 2 giugno 2022
L’ex procuratore aggiunto di Milano: “Non c’è una regola su cosa meriti di essere diffuso. Garanzie giuste, ma i procuratori scelgono cosa si deve sapere e cosa no: non mi piace”.
adnkronos.com, 2 giugno 2022
Referendum e Amministrative, il 12 giugno gli italiani saranno chiamati alle urne. Tra loro i detenuti elettori: anche se c’è d’aspettarsi (non una novità) una percentuale minima di chi eserciterà il proprio diritto al voto nelle carceri.
- Friuli Venezia Giulia. “Imprenderò” aiuta i detenuti a costruirsi un futuro
- Sardegna. Il ministero cerca per la quarta volta un provveditore alle carceri
- Firenze. Casa per madri detenute, primo sì alla Camera ma qui è tutto fermo
- Salerno. Progetti per detenuti all’esterno della Cittadella Giudiziaria: ok del Comune
- Trieste. Agenti uccisi, gli psichiatri bocciano la sentenza su Meran











