di Liana Milella
La Repubblica, 26 dicembre 2020
Il progetto "Telefono Giallo". È un distacco ancor più difficile, perché non può essere compensato da videochiamate, messaggi WhatsApp o lettere, quando l'incontro e di contatto si desidera e se ne avverto il bisogno profondo. Sta accadendo a circa 100 mila bambini in Italia. La pandemia di Covid-19 è stata e continua ad essere - anche in queste ore - più dura e ingiusta per i bambini che hanno la mamma o il papà in carcere, perché li ha privati delle già limitate possibilità di incontro con il proprio genitore.
di Marina Mingarelli
Il Messaggero, 26 dicembre 2020
Muore in ospedale in circostanze sospette, la famiglia vuole che venga fatta chiarezza. Era finito in carcere dopo una denuncia per stalking da parte dell'ex compagna, ma in carcere si è sentito male ed è morto poche ore dopo essere stato ricoverato in ospedale. La vittima è un commesso bolzanino di 43 anni, Davide Pacifici, che ha perso la vita nella sua terra d'origine, a Frosinone. Davide lavorava da anni in un supermercato di Bolzano.
ottopagine.it, 26 dicembre 2020
"Riaprire i termini del bando e far accedere alla domanda a coloro che hanno maturato i requisiti". Una lettera aperta al Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli a firma di Donato Salzano, dell'associazione radicale "Maurizio Provenza" per chiedere alla fascia tricolore di "far visita alla Casa Circondariale di Salerno nei giorni che ci separano dalla fine dell'anno" e riaprire i termini del bando dei buoni spesa far accedere alla domanda le famiglie dei detenuti che hanno maturato i requisiti previsti dal decreto ristori.
di Rachele Samo
it.sputniknews.com, 26 dicembre 2020
Bernardini è stata ricevuta nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio che precedentemente è stato in visita nel carcere romano di Regina Coeli. I radicali denunciano da settimane come il sovraffollamento delle carceri renda "esplosiva" la situazione a fronte della pandemia di Covid-19.
In un appello al governo i radicali italiani hanno chiesto "misure immediate" per far fronte a una situazione "che sta diventando in queste ore letteralmente esplosiva", sottolineando che "se è difficile per chiunque vivere in questo periodo con i provvedimenti di contenimento del virus, lo è a maggior ragione per chi vede ristrette le sue libertà, chi è detenuto".
gonews.it, 26 dicembre 2020
Il presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo, e il Garante toscano dei detenuti, Giuseppe Fanfani, saranno in visita alla casa circondariale Don Bosco di Pisa lunedì prossimo, 28 dicembre, alle 12.30. Al termine della visita, alle 13.30, il presidente e il garante incontreranno i media davanti all'ingresso dell'istituto. Nella Casa circondariale ad oggi presenti 252 detenuti, tutti in attesa di giudizio, condannati a pene inferiori ai cinque anni o con un residuo di pena inferiore. L'Istituto, progettato tra il 1928 ed il 1933 e costruito tra il 1934 ed il 1935, fu preso in consegna nel 1941 ed iniziò la sua attività nel 1944.
di Davide Dionisi
vaticannews.va, 26 dicembre 2020
Natale al tempo del Covid nel carcere veneziano. Il racconto dei ragazzi guidati da Suor Franca Busnelli. Un Natale diverso, insolito, certamente meno gioioso quello dei giovani volontari del Carcere della Giudecca. Lontano dalle attività e privati della presenza delle loro "amiche" (le ospiti dell'istituto di pena veneziano), hanno comunque deciso di non far mancare la vicinanza e il supporto che caratterizza il loro prezioso servizio al fianco delle Suore della Carità.
In comunione con le detenute - Durante il periodo di Avvento hanno inviato attraverso email le sagome delle loro mani decorate che, unite a quelle delle donne detenute, sono state assemblate in una grande scritta: "Siamo qui...". L'idea è venuta a Suor Franca Busnelli, religiosa delle Suore di Maria Bambina, che presta servizio da sei anni nel carcere della laguna.
Il giorno di Natale, inoltre, ciascuna ospite riceverà una lettera scritta da un volontario e una stella che verrà appesa in cella alle ore 20, in comunione con tutti coloro che decideranno di aderire all'iniziativa promossa attraverso le piattaforme social. "Ogni stella riporta la frase: "sotto la stessa luce!", che completa il "Siamo qui".
Un segno di speranza, di coraggio verso il futuro, per sentirsi fratelli, per abbattere ogni distanza e barriera, riconoscendo la comunanza di desideri, sogni e speranze" spiega la religiosa. I giovani sono al lavoro per realizzare inoltre un incontro virtuale anche in occasione dell'Epifania: un video, con la lettura di un brano o di una poesia, porterà il loro pensiero ad ogni donna in attesa di poterle riabbracciare.
"Dal 24 dicembre al 6 gennaio le giornate hanno un sapore speciale di festa, di pranzi, di famiglia, di calore e vicinanza nelle relazioni. Fino all'anno scorso per noi, come per tanti altri giovani, questo periodo era vissuto anche con il grande desiderio di raggiungere prima possibile la stazione dei treni. Destinazione: Venezia, carcere femminile della Giudecca", raccontano i volontari. Per loro, infatti, passare i giorni di Capodanno o dell'Epifania dentro quelle mura racchiude sempre un vortice di emozioni. "Dati i legami che si creano con le iniziative estive, ogni volta c'è grande attesa di ritrovarsi dopo tanto tempo per scambiarsi un abbraccio, per vivere insieme i dialoghi e le attività durante le feste" spiegano.
Anche in carcere, l'abito migliore della festa - "La mente ripercorre i ricordi di 12 mesi fa", continuano: "Come in tutte le nostre case, i preparativi per l'ultima notte dell'anno entrano nel vivo subito dopo il Natale: chi pensa ai giochi, chi alle musiche per cantare insieme o per fare balli di gruppo, altre invece si occupano delle decorazioni per il salone dell'istituto... Nulla viene lasciato al caso e ciascuno cerca di sfoggiare il proprio 'abito migliore'. I sorrisi, le chitarre, l'accoglienza e l'entusiasmo si mischiano con i racconti, le lacrime, il pensiero fisso e doloroso dei cari lontani".
I doni per i bambini - Per l'Epifania invece preparano le calze, con qualche caramella e dolcetto, accompagnate da biglietti scritti a mano con un augurio speciale per ogni donna: un compito delicato e profondo, per restituire speranza, per riprendere al meglio il cammino della vita. "Non possiamo dimenticare anche la scelta dei peluche, da accompagnare alla calza, per i bimbi dell'Icam (Istituto a custodia attenuata per madri ndr): è fenomenale vedere i loro occhi riempirsi di felicità e gioia pura, per una cosa così piccola rispetto alle montagne di giochi presenti nei nostri salotti. La parte più divertente è quando uno di noi volontari si traveste poi da befana per la consegna dei regali: le risate non mancano mai e il clima si distende per qualche ora, anche dentro le mura" continuano
Un'esperienza ricca di umanità - Per Chiara Iacuone, una delle volontarie, si tratta di un'esperienza ricca di umanità e di verità "essere volontaria in carcere è un'opportunità unica, in cui si ha l'occasione di trovarsi cuore a cuore con l'errore, il dolore ma anche con la speranza. L'insegnamento più grande che mi hanno dato le donne della Giudecca è che ognuno di noi deve essere vigilante perché il confine che divide il bene dal male è molto labile.
Nulla mi dà il diritto di giudicare e, in questi anni, diverse volte mi sono chiesta cosa avrei fatto se mi fossi trovata al loro posto, con la loro storia, la loro cultura" prosegue Chiara "Ogni persona è immensamente altro da ciò che appare e compie. Alla Giudecca riscopro sempre il volto di un'umanità ferita dal male ma che non è sconfitta, vuole e può rialzarsi.
Ho visto donne che hanno la possibilità di lavorare, di scrivere, di comporre poesie, di compiere gesti gratuiti di solidarietà. Ho visto donne aiutarsi vicendevolmente, giocare a pallavolo per il solo gusto di divertirsi, ballare per sentirsi libere. Ho sperimentato che solo il bene può vincere il male, che soltanto l'amore vince".
di Simona Tenentini
lamiacittanews.it, 26 dicembre 2020
Un giardino curato dai detenuti all'esterno del Palazzo di Giustizia. Si tratta del primo progetto del genere in Italia ed è stato pensato dalla sinargia tra Tribunale, Procura della Repubblica di Viterbo, Università della Tuscia, Casa Circondariale di Viterbo, Ordine degli avvocati di Viterbo, Unicoop Tirreno e AzzeroCO2.
L'accordo, sottoscritto presso l'Azienda Agraria dell'Unitus, prevede la riqualificazione dell'area verde esterna del Palazzo di Giustizia di Viterbo attraverso la progettazione e realizzazione di un giardino sostenibile. L'iniziativa, oltre ad avere finalità di reinserimento, andrà a vantaggio del verde urbano, del contrasto ai cambiamenti climatici e della qualità dell'aria oltre ad avere, appunto, importanti finalità formative.
Il progetto prevede la selezione e messa a dimora di specie arboree, arbustive ed erbacee, adatte alle caratteristiche climatiche dell'area ed idonee a sottolineare lo scorrere delle stagioni. Lo spazio verde verrà, inoltre, suddiviso in aree tematiche salvaguardando e valorizzando anche gli esemplari già presenti. Le fasi di progettazione e gestione saranno accompagnate da attività formative che vedranno il coinvolgimento, oltre che degli studenti dell'Università della Tuscia, anche dei detenuti della Casa Circondariale di Viterbo formati e guidati dal personale dell'Orto Botanico, dell'Azienda Agraria e del Dafne.
Saranno inclusi nell'iniziativa i detenuti già operanti come giardinieri presso il Palazzo di Giustizia in base ad una precedente convenzione.
Tutto il progetto "verde" è stato oggetto della tesi di laurea della neo dottoressa Deila Di Fiordo, discussa qualche giorno fa. "Con il professor Giuseppe Colla e con i suoi bravissimi collaboratori - dichiara la Maria Rosaria Covelli Presidente del Tribunale - abbiamo fortemente voluto la realizzazione di un progetto unico nel suo genere a cui lavoravamo da tempo.
La vasta area esterna del Palazzo di Giustizia necessitava di cura e manutenzione, attualmente effettuata da due detenuti della Casa Circondariale di Viterbo, in forza di una Convenzione sottoscritta con Casa Circondariale e altri soggetti pubblici e privati due anni fa.
La presente iniziativa si fonda su analoga e proficua collaborazione tra Istituzioni del Territorio e Soggetti pubblici e privati ma aggiunge altri obiettivi e si caratterizza per l'apporto determinante dell'Università della Tuscia e dei promotori di un programma nazionale assai rilevante sotto il profilo ambientale, la Cooperativa Unicoop Tirreno e la società AzzeroCO2.
di Roberta Morrone e Stefano Di Leonardo
primonumero.it, 26 dicembre 2020
L'associazione La Città invisibile di Termoli offre ogni mattina accoglienza e ristoro ai senzatetto. Fra loro anche un giovane passato dall'essere uno degli 'ultimi' a primo dei volontari. La radio ad alto volume, il caffè fumante, il via vai di volontari e ospiti.
Una mattina qualunque, in un posto che però non è come gli altri. È la sede dell'associazione 'La Città invisibile' di Termoli, che da oltre due anni e mezzo accoglie in piazza Olimpia senzatetto del posto o di passaggio in città. Per una tazza di latte e una brioche, un aiuto per compilare i mille documenti della burocrazia italiana, o semplicemente per avere qualcuno con cui fare quattro chiacchiere, per sentirsi persone reali e non 'invisibili'.
È un mattino di dicembre umido ma soleggiato, a Natale mancano pochi giorni e la cucina della struttura di fianco allo stadio 'Gino Cannarsa' trabocca di biscotti, succhi di frutta e panettoni. "Forse per via della situazione di difficoltà che tutti stiamo vivendo, ma stavolta le donazioni delle persone sono state veramente tantissime" confessa Francesco, volontario della Città che è invisibile solo nel nome. Sono in tutto circa una decina i volontari che si alternano tutte le mattine dalle 8,30 alle 11,30 in piazza Olimpia. Alcuni lavorano 'dietro le quinte', ma ci sono, sempre.
Sono invece circa venticinque le persone (ma in media ogni mattina una quindicina), quasi tutte senza fissa dimora e per lo più uomini, a frequentare quel posto un po' nascosto per mettere qualcosa sotto i denti, scambiare due parole, magari fare una doccia o una lavatrice.
La Città invisibile offre questi servizi, oltre a quelli più 'rognosi' che riguardano i documenti: il permesso di soggiorno, il passaporto, il reddito di cittadinanza. O magari un appartamento, (un'utopia per tanti di loro) per chi riesce ad avere un lavoro e un reddito.
È il caso di Andrej (nome di fantasia), protagonista qualche settimana fa di un appello che l'associazione ha condiviso anche sui giornali. L'obiettivo pare essere stato raggiunto perché qualcuno ha letto l'articolo e contattato 'La Città invisibile'. Risultato? Un appartamento per lui in un paese del Basso Molise. "A Termoli non ci ha contattato nessuno. I prezzi sono improponibili e c'è molta diffidenza".
Eppure la casa non dovrebbe essere il punto d'arrivo, bensì quello di partenza. È un approccio, nuovo, in qualche modo rivoluzionario, quello del cosiddetto 'Housing first', che anche la struttura termolese ha sposato. "Ci sono studi e ricerche che lo dimostrano - afferma Francesco -. Avere una casa aiuta tantissimo a creare una rete sociale e un'integrazione, a differenza dell'approccio paternalistico del 'se fai questo ti faccio entrare al dormitorio, se fai quest'altro ti do un lavoretto' e così via".
Dormitorio che sì, a Termoli c'è, ma che oggi è un punto di riferimento solo per alcuni. "Purtroppo le regole d'ingresso sono stringenti. Per dirne una, chi ha la fedina penale macchiata non può entrare. E queste persone, in quasi tutti i casi, hanno avuto qualche problema con la giustizia. Anche perché altrimenti non starebbero così".
Senza contare che anche 'La Città invisibile' non ha certezze sul suo futuro. "Abbiamo sulla testa la Spada di Damocle dei lavori che il Comune dovrebbe fare qui per trasformare la sede in Museo del mare. Non sappiamo bene che ne sarà di noi. Il Comune ci aiuta col pagamento delle utenze e ci ha assicurato che un altro posto per noi lo troverà, ma non c'è niente di ufficiale. Anche il fatto che stiamo qui non è mai stato messo nero su bianco".
L'arrivo del Covid-19 inizialmente ha spiazzato anche i volontari, che però col tempo si sono riorganizzati. "Un grosso cambiamento l'abbiamo notato a settembre, quando abbiamo avuto un boom di accessi, anche il 60 per cento in più. Poi piano piano i numeri sono tornati alla normalità". Mentre Francesco racconta come "l'esperienza del dormitorio alla Schweitzer è stata positiva ma emergenziale. Affrontava una emergenza nell'emergenza.
L'approccio dovrebbe però essere diverso, perché la situazione di chi non ha una casa non è un'emergenza ma è cronica", ecco che viene affiancato da Kristian, un ragazzo grande e grosso che si dà un gran daffare in cucina. Sta in silenzio ma nei suoi occhi si intravede in lui un bisogno di raccontare, di raccontarsi. "Ho conosciuto La Città invisibile dopo un percorso di due anni e mezzo al centro 'Il noce', dove sono arrivato da ex detenuto e con problemi di tossicodipendenza". Tratteggia quello che è stato il suo percorso e confessa: "Ci vuole tanta forza di volontà per rinascere, non è facile, bisogna volerlo davvero".
E la pandemia non aiuta di certo, perché è evidente che il virus ci allontana e alimenta la diffidenza reciproca. "Lo abbiamo notato soprattutto nei primi mesi di pandemia". Una paura di avvicinarsi, una battuta d'arresto alle donazioni dei cittadini. "In realtà - ci spiegano sia Francesco che Kristian - il senzatetto è la persona per antonomasia che ha meno contatti sociali, e dunque meno rischiosa in un certo senso".
Ora però le cose sembrano essere migliorate, la realtà di questo scrigno di solidarietà inusitata, lontana anni luce dal clamore della città, va avanti, in maniera ostinata e contraria. C'è una espressione che qui sta molto a cuore ai volontari, ed è come una sorta di manifesto. "Nessuno si salva da solo". Kristian, che ora è passato dall'altra parte (da 'assistito' ad 'assistente') lo sa bene. Il 'suo' Natale è stato qui.
castelvetranoselinunte.it, 26 dicembre 2020
Carissimi giovani, siamo un gruppo di detenuti reclusi presso il carcere di Castelvetrano. Nella imminente prossima festività del santo Natale vi vogliamo far giungere i nostri più cari auguri di un felice e santo Natale. Sappiamo che questo non è un bel periodo: questa terribile pandemia è riuscita in parte a rovinare anche le nostre più radicate tradizioni natalizie, che ci facevano riunire nelle nostre famiglie, condividendo i valori più belli che il santo Natale ci fa rivivere ogni anno.
Come dicevamo prima è riuscita in parte a rovinare tutto questo, perché comunque, pur rimanendo nelle nostre case e dentro le rispettive nostre famiglie ristrette, avverrà lo stesso il miracolo che ogni anno si perpetua con la nascita del nostro Signore Gesù bambino, con tutto l'amore, la tenerezza e la speranza che questo santo evento comporta.
Tutto questo riguarda voi e anche noi che purtroppo non potremo, come vorremmo, stare con le nostre famiglie e nelle nostre case. È proprio in quest'ultima affermazione che ci vogliamo soffermare per cercare di trasmettervi un messaggio di speranza: è quella di non incorrere mai in queste tristissime circostanze nelle quali ci ritroviamo noi.
Per far sì che ciò non avvenga bisogna ovviamente non sbagliare mai e rimanere sempre nella legalità, quindi nel rispetto di tutte le leggi; ma, aggiungiamo noi, questo non sempre può bastare perché alle volte per la nostra lontananza dal Signore, il maligno ci tenta e ci fa cadere nelle nostre debolezze, portandoci allo sbaglio, all'errore e a tutte le situazioni nefaste che ne conseguono.
Allora è proprio questo l'augurio più forte che vi rivolgiamo e che ci rivolgiamo in questo santo Natale: di non allontanarci mai dal Signore, di stare accorti affinché ciò non avvenga mai o, nel nostro caso, non avvenga mai più.
Di pregarlo di starci sempre vicino e di non abbandonarci mai specie nelle tentazioni. Confidiamo che con la preghiera costante il Signore ci conduca ad una vita santa fatta di amore, di carità, di perdono, di pace, di gioia e di serenità. Con l'augurio che tutte queste grazie di Gesù bambino facciano parte della vostra vita e delle vostre famiglie ma anche delle nostre vite e delle nostre famiglie. Vi auguriamo un santo Natale ed un felice Anno Nuovo.
I detenuti della Casa Circondariale di Castelvetrano
calabriamagnifica.it, 26 dicembre 2020
"Il presepe è famiglia, è affetto. E proprio per sentire meno lontani i loro affetti e le loro famiglie, i detenuti del carcere di Siano ogni anno si mettono all'opera per rappresentare una natività diversa, che - già solo per il contesto carcerario che fa da cornice - assume un significato profondo".
Con queste parole la direttrice dell'istituto penitenziario, Angela Paravati, spiega il senso della sesta edizione del concorso "Il Messaggio dei Presepi" alla Casa Circondariale di Catanzaro, la cui premiazione si è svolta ieri, nel corso di una manifestazione "a distanza" organizzata dall'istituzione in collaborazione con l'associazione Consolidal Ets, presieduta dall'architetto Teresa Gualtieri.
Mongolfiera / Premio speciale
"Il Covid non ha fermato l'evento che è ormai una tradizione" ha commentato l'architetto Teresa Gualtieri, ed infatti la manifestazione ha visto la presenza anche del Garante regionale dei detenuti Agostino Siviglia, intervenuto personalmente, ma anche, in videoconferenza, dell'assessore alla cultura del comune di Catanzaro Concetta Carrozza, del direttore dell'ufficio detenuti del Provveditorato regionale Giuseppina Irrera, della consigliera di parità della Provincia di Catanzaro Elena Morano Cinque, del docente universitario a riposo e pedagogista Nicola De Cumis, da anni volontario presso l'Istituto e del dirigente scolastico dell'istituto Petrucci Maresca Elisabetta Zaccone.
Sette presepi sono stati realizzati dalle persone detenute presso la Casa Circondariale: sette sfide per far nascere Gesù in carcere durante la pandemia, in un doppio isolamento. Un significato ancora più autentico, essendo la nascita, secondo i Vangeli, avvenuta in una grotta, al freddo, in un ambiente ostile alla vita proprio come è il mondo intero oggi, afflitto dall'emergenza epidemiologica.
E così troviamo personaggi dei presepi con la mascherina, tensostrutture e spazi di emergenza medica rappresentati accanto alla capanna con la sacra famiglia, il bue e l'asinello. Un contrasto che fa riflettere: com'è presente la pandemia, è presente anche, ancora una volta, una nascita che rilancia e vince una sfida, contro tutte le previsioni.
E si arriva così al presepe in mongolfiera che poeticamente riesce a vincere i mali del mondo elevandosi al di sopra di essi e che ha avuto un premio speciale. Vincitori a pari merito il presepe intitolato Angeli Di Dio e l'opera "Il presepe con il gruppo di preghiera Rinnovamento dello spirito". Da notare il "dolce Covid" realizzato nel laboratorio di pasticceria dei detenuti dell'Istituto. Il Garante regionale dei detenuti Agostino Siviglia ha apprezzato l'iniziativa affermando: "È stata la risposta migliore che i detenuti potevano dare a questo periodo di isolamento".
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