di Giulio Cavalli
Il Domani, 4 agosto 2025
Senza fondi aggiuntivi, l’introduzione della figura del “docente di inclusione” al posto di quello di sostegno, si configura come una mera operazione di marketing politico. È un atto simbolico che perpetua il malfunzionamento, travestendolo da cambiamento. È una legge di due articoli. Ma basta leggerli per capire che il vero contenuto è altrove: nella rinuncia a qualunque impegno. Il disegno di legge A.C. 2303, depositato dalla Lega e ora all’esame della Commissione Cultura della Camera, propone di sostituire la definizione “docente di sostegno” con quella di “docente per l’inclusione”.
di Dario Ianes
Il Domani, 4 agosto 2025
Qual è il motivo per cui la scuola, in ogni ordine e grado, ha sempre più necessità di una didattica davvero “inclusiva”? Perché le classi diventano sempre più eterogenee, le differenze e le unicità si moltiplicano, con varie intersezioni e con esse anche varie forme di disagio, svantaggio e difficoltà. “L’esercizio di tale diritto non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap”: nel 1975 il diritto all’istruzione nelle classi comuni veniva sostenuto dalla Commissione Falcucci con questa forza e chiarezza. Le caratteristiche dell’alunno/a non dovevano essere di ostacolo, anzi andavano osservate, capite, accolte. Spesso oggi invece si nega implicitamente (e talvolta esplicitamente) il valore di queste differenze.
di Francesco Malfetano
La Stampa, 4 agosto 2025
E Fazzolari lavora ad un opuscolo celebrativo per i tre anni di Governo. “Assurda” e “paradossale”. Così Fratelli d’Italia bolla la sentenza della Corte di giustizia Ue sui Paesi sicuri, vista non solo come un colpo alla strategia sui rimpatri ma anche come un assist ai giudici per entrare a gamba tesa sulla politica migratoria italiana. Il verdetto di Lussemburgo, accusano i meloniani, rischia di produrre l’effetto grottesco per cui lo stesso Stato possa essere considerato sicuro da un tribunale e insicuro da un altro.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 4 agosto 2025
Da marzo è cresciuta la percentuale di persone convinte che le guerre alle porte dell’Ue non si concluderanno: “Leader ed Europa non proteggono i popoli”. Dopo quasi tre anni e mezzo di conflitto, la speranza di una pace duratura in Ucraina sembra affievolirsi anche tra gli italiani. Il prolungarsi della guerra, l’incertezza sul fronte diplomatico e l’apparente impasse militare sui due fronti stanno alimentando un crescente scetticismo nell’opinione pubblica nazionale. Secondo gli ultimi sondaggi di Only Numbers, sempre più cittadini si interrogano sull’efficacia delle strategie adottate finora e temono che la fine delle ostilità sia ancora lontana (53,3%). E pensare che solo a marzo 2025 erano in maggioranza coloro che riuscivano a credere ad una fine della guerra imminente (41,9%), forse ancora ipnotizzati dalle dichiarazioni di Trump insediatosi poco più di un mese prima.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 4 agosto 2025
Ci possiamo anche accapigliare sul termine genocidio. Se sia un copyright a uso esclusivo della Shoah, perché questa è la questione, o se sia una definizione - si può consultare il vocabolario Treccani, online, gratuitamente - che descrive “la sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, una razza o una comunità religiosa” e decidere se si attaglia o meno a quello che stiamo vivendo. Deciderlo in autonomia. Senza per questo aderire a una o all’altra fazione di commentatori in campo. Senza per questo militare per l’uno o per l’altro dei Paesi in guerra. Senza neppure sfiorare il tema dell’antisemitismo, esecrabile sempre.
di Maurizio Maggiani
La Stampa, 4 agosto 2025
Il finale appare chiaro: l’edificazione del regno dell’odio, preludio a un impero globale. Com’è possibile che il patrimonio della cultura ebraica si sia dissolto nella crudeltà? La mia sposa è più giovane di me, parecchio più giovane, e questo mi pone quotidianamente in svariate occasioni nella condizione di servile inferiorità, ma anche di godere di qualche signorile privilegio. Ma che dico, un unico, solo privilegio, quello di avere più ricordi. Le mie memorie si perdono nella notte dei tempi, e per pura, semplice e non di rado stolida esperienza, so più cose di lei. Capita spesso, lei è la regina delle interrogazioni, che si ponga domande circa le pregresse ragioni soggiacenti all’oggi senza potersi rispondere, non tutto è nella montagna di pagine che ha letto e studiato, e invece ecco che io qualcosa di utilizzabile per una risposta sensata riesco a trovarlo, in questo modo giustificando la mia presenza in questa nostra casa così piena di libri e ingombra di domande.
di Sara Coico
ultimavoce.it, 4 agosto 2025
Le sparizioni forzate in Venezuela sono al centro dell’ultimo report di Amnesty International intitolato “Arrestati senza lasciare tracce: il crimine di sparizione forzata in Venezuela” il quale, tramite ricerche condotte in un periodo di 10 anni, mette in luce la macchina repressiva delle autorità venezuelane. In particolare, sarebbero 15 i desaparecidos durante le scorse elezioni presidenziali che si sono concluse con l’ennesima vittoria di Nicolás Maduro, a cui si aggiungono più di 2000 arresti arbitrari e ulteriori violazioni dei diritti umani.
di Raffaella Tallarico
gnewsonline.it, 3 agosto 2025
Carcere, quando il volontariato è una vocazione: incontri con i protagonisti. Ornella Favero ci racconta la sua storia dopo una riunione di redazione. Lei è la direttrice di Ristretti Orizzonti, la rivista pensata e scritta dai detenuti del carcere Due Palazzi di Padova. Interprete di russo e giornalista, nel 1997 entra nel penitenziario veneto - dice - “in modo casuale”, tramite la sorella che insegna nell’istituto. Tiene una lezione per i detenuti sul mondo dell’informazione. I partecipanti le dicono: “non ci sentiamo rappresentati dall’immagine che i media danno di noi; perché non ci aiuti a creare qualcosa?”. Un anno dopo esce il primo numero dello storico bimestrale.
di Davide Beltrano*
ildispaccio.it, 3 agosto 2025
E il Sud continua a pagare il prezzo più alto. “È una di quelle pagine nere che tornano sempre, uguali, drammatiche. Quella del sovraffollamento carcerario non è solo una questione tecnica. È una ferita aperta nella nostra coscienza civile, una vergogna che riguarda tutti, perché dice chi siamo, e quanto valga davvero la vita umana nel nostro Paese. I numeri parlano chiaro: oltre 62.700 detenuti per meno di 47.000 posti regolamentari. Un’emergenza che dura da decenni, e che da quando si è insediato l’attuale governo è addirittura peggiorata: 6,5 detenuti in più ogni giorno, a fronte di un solo nuovo posto ogni otto. Il risultato? Celle sovraffollate, tensioni esplosive, e un dato ormai intollerabile: l’aumento vertiginoso dei suicidi in carcere.
di Riccardo Carlino
Il Foglio, 3 agosto 2025
Un impasto di acqua e farina per difendersi dalle blatte, water a vista e impiccagioni sventate. Visita ai detenuti dell’istituto penitenziario romano. Alcune storie le scopriamo solo quando finiscono. Dall’inizio dell’anno si contano 45 suicidi in carcere, dice l’ultimo rapporto di Antigone. Ma la morte è solo l’apice di una spirale drammatica che ogni giorno si vive negli istituti penitenziari italiani, e che si comprende bene solo entrandoci di persona. Lo ha fatto un’ampia delegazione di Nessuno tocchi Caino e della Camera Penale di Tivoli, passeggiando fra i bracci del carcere Rebibbia Nuovo Complesso: un’intera giornata di luglio dietro le sbarre, condensata in un report indirizzato al dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap), che il Foglio è in grado di raccontare.
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