di Teresa Olivieri
Italia Oggi, 8 luglio 2025
Un libro raccoglie voci e testimonianze: educatori, agenti, preti, magistrati, infermieri. Non riguarda più solo le carceri per adulti: anche gli Istituti penali per minorenni stanno affrontando il problema del sovraffollamento. L’introduzione del Decreto Caivano - che ha ampliato i casi in cui è possibile applicare la custodia cautelare ai minori e limitato l’uso di misure alternative - ha inciso pesantemente sul numero dei ragazzi reclusi, spesso adolescenti fragili e privi di riferimenti e di prospettive.
di Alessandro Arrighi
Il Sole 24 Ore, 8 luglio 2025
La certificazione dell’etica è ormai un tema fondamentale in tutto il mondo ed essere in grado di soddisfare precisi standard, misurabili e documentabili, diventa indispensabile per la A competizione globale. Come tutti i mezzi di produzione, anche l’etica ha un costo, che deve essere quantificabile ex ante e deve essere in grado di produrre valore. Se, infatti, la qualità etica dell’imprenditore, in quanto Uomo, prescinde dagli aspetti misurabili e speculativi, da un punto di vista aziendale deve essere interpretata alla stregua di una competenza aziendale.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 8 luglio 2025
Si riesamina l’art. 579 del codice penale, fermo al Codice Rocco: un’ottima occasione per uscire dalla logica ideologica dell’”Io non voglio, dunque nessuno può” che ora prevale. Non altrove, ma in Italia le scelte di “fine vita” sono schiacciate tra due reati: l’omicidio del consenziente (art. 579 c.p.) e l’istigazione o aiuto al suicidio (art. 580 c.p.). La relazione del Guardasigilli dell’epoca (1929, VIII dell’era fascista) ne spiega la ratio: conservare “l’esistenza fisica della persona” quale “prevalente interesse sociale” di un regime la cui forza dipendeva, in primis, dalla demografia. Su questo tronco è intervenuta la Consulta con alcuni intarsi giurisprudenziali ispirati alla tutela della vita umana, condizione essenziale per l’esercizio di ogni altro diritto costituzionale.
di Chiara Lalli
Il Dubbio, 8 luglio 2025
La questione arriva per la prima volta davanti alla Consulta: la storia di “Libera”, malata di sclerosi multipla. “Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni”. È l’articolo 579 del codice penale, omicidio del consenziente. È l’articolo che vieta l’eutanasia anche se non parla di eutanasia (erano gli anni Trenta del secolo scorso, d’altra parte, e già questo basterebbe). Ora i giudici della Corte costituzionale dovranno decidere se è incostituzionale questo non distinguere volontà e condizioni, consensi e codici Rocco. Cioè: se io ho tutte le condizioni previste dalla sentenza 242 del 2019 (quella che ha stabilito le condizioni di accesso al suicidio assistito) ma non posso proprio muovermi e quindi assumere da sola il farmaco o spingere il pulsante di un qualche attrezzo che mi somministri il farmaco, che diritti ho? È giusto che la mia immobilità mi tolga una libertà?
di Elisa Forte
La Stampa, 8 luglio 2025
Arriva oggi alla Corte Costituzionale la vicenda della donna toscana che non può autosomministrarsi il farmaco perché paralizzata. Ha chiesto che lo faccia il suo medico. La vicenda di Libera, donna di 55 anni affetta da sclerosi multipla oggi sarà all’attenzione dalla Corte Costituzionale. La Consulta si pronuncerà sull’eutanasia dopo la storica sentenza del 2019 sul ruolo di Marco Cappato nella morte di dj Fabo. Il caso scaturisce dalla battaglia legale di Libera, una donna toscana di 55 anni che da più di 15 vive con grandi difficoltà di movimento. Negli anni, la perdita della capacità motoria l’ha portata all’attuale grave tetraparesi spastica.
di Gaetano Azzariti
Il Manifesto, 8 luglio 2025
L’attuale disciplina di trattenimento nei centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) non è compatibile con la Costituzione, non rispettando in particolare la riserva di legge assoluta prevista dall’articolo 13, secondo comma. La Consulta non ritiene però di poter porre rimedio a questa situazione di accertata incostituzionalità, ricadendo sul legislatore il “dovere ineludibile” di introdurre una “normativa compiuta, la quale assicuri il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona trattenuta”. Una decisione che si fonda sul presupposto del rispetto del principio di leale collaborazione tra organi costituzionali. Ma quanto si può confidare sulla volontà dei poteri chiamati in causa? Di fronte all’inerzia di Governo e Parlamento che farà la Corte?
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 8 luglio 2025
Dopo la sentenza della Corte costituzionale, che riconosce un “vulnus” a danno dei diritti dei migranti nei Cpr, si attende un intervento del legislatore. Nel frattempo sarebbe meglio evitare ulteriori trattenimenti in Albania che, a seguito di questa pronuncia, potrebbero essere oggetto di ricorso. La recente sentenza della Corte costituzionale in tema di centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) lascia un senso di incompiutezza. La Corte, infatti, pur riconoscendo vizi di legittimità nelle norme che disciplinano il trattenimento degli stranieri in tali centri, non ha accolto le questioni di costituzionalità sollevate. Spetta al legislatore - ha detto - sanare i vizi riscontrati. Pertanto, fino a quando quest’ultimo non riterrà di intervenire, la situazione resterà quella attuale, con il “vulnus” rilevato dalla Corte.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 8 luglio 2025
Cinque udienze di convalida per il Cpr di Ponte Galeria e una per quello di Gjader: ragioni diverse ma stesso esito. La Corte d’appello di Roma ha liberato ieri cinque cittadini stranieri rinchiusi nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Quattro erano a Ponte Galeria, uno a Gjader. Un’altra non convalida del trattenimento l’ha decisa il giudice di pace della capitale. Le motivazioni sono diverse e riguardano le storie singole. La recente sentenza della Consulta sull’illegittimità del trattenimento, perché manca una legge che ne regola i “modi”, è richiamata in una sola decisione. C’è quindi una differenza rispetto alla pronuncia della Corte d’appello di Cagliari che venerdì scorso ha fatto sue le argomentazioni della Corte costituzionale.
di Vincenzo Pellico
La Repubblica, 8 luglio 2025
Dopo le proteste della notte scorsa (domenica 6 luglio), la tensione è ulteriormente salita con centinaia di persone salite sui tetti delle strutture. Chiedono soprattutto celerità nel rilascio dei documenti in particolare per coloro che hanno fatto richiesta di asilo politico. È durata quasi quattro ore la protesta di circa un centinaio di detenuti del Cpr di Bari, che nel pomeriggio di oggi, lunedì 7 luglio sono saliti sui tetti della struttura per denunciare condizioni di vita ritenute insostenibili.
di Franco Giubilei
La Stampa, 8 luglio 2025
Il racconto di una ragazza ospite di San Patrignano: “La droga non bastava mai. Non dormivo più e persi il lavoro. Dopo 22 mesi in comunità è ancora dura”. Che la nuova emergenza si chiami crack lo dicono i dati più recenti sul consumo di droghe e lo testimonia l’esperienza di Nicole, che a 17 anni ha cominciato a fumare cristalli di coca per ritrovarsi molto presto con una dipendenza fortissima. Oggi ha 24 anni e da ventidue mesi segue un programma di recupero nella comunità di San Patrignano.
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