La Repubblica, 11 maggio 2025
La denuncia di Human Rights Watch. Sulla base di numerosi resoconti dei media che citano funzionari statunitensi, l’amministrazione Trump pronta a deportare un numero imprecisato di migranti reclusi in USA. Il governo degli Stati Uniti trasferisce con la forza i migranti in Libia, dove le condizioni di detenzione disumane sono ormai note e ben documentate, tra torture, maltrattamenti, aggressioni sessuali e uccisioni. Lo denuncia Human Rights Watch. Sulla base di numerosi resoconti dei media che citano funzionari statunitensi, l’amministrazione Trump potrebbe essere pronta a deportare a breve in Libia un numero imprecisato di migranti, detenuti negli USA.
di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
La Repubblica, 11 maggio 2025
Una circolare del Dap limita l’apertura delle celle, mettendo a rischio il lavoro di Ristretti Orizzonti e il percorso di cambiamento di molti detenuti. L’appello di 35 docenti universitari. “A volte penso che il sole sia particolarmente affezionato alla nostra sezione, altrimenti non si spiegherebbe come mai ci faccia visita per ben due volte al giorno, soffermandosi a lungo. In realtà è il corridoio che, avendo alle sue estremità una finestra orientata verso est e l’altra verso ovest, accoglie volentieri i raggi solari, e su questo ha tutta la nostra comprensione dato che anche noi, silenziosi abitanti della sezione “studenti” del carcere, preferiamo di gran lunga restare in corridoio, approfittando di una concessione della direzione del carcere che lascia le porte delle celle aperte, dalle otto del mattino fino alle otto di sera.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 maggio 2025
Nei corridoi umidi delle carceri si respira un’aria di tensione che parla più di ogni parola: quante persone stanno lì dentro? E quanti posti ci sarebbero, in teoria? Secondo gli ultimi dati risalenti al 30 aprile 2025 il conteggio è implacabile: 62.456 detenuti a fronte di 46.776 posti realmente utilizzabili, un sovraffollamento del133,52% secondo l’ultimo report del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Un terzo degli spazi che “manca” sotto il profilo logistico. Sulla carta risultano 51.280 posti regolamentari, ma il dato reale scende: restano fuori gioco 4.504 posti, tra camere inagibili e intere sezioni chiuse, e l’ingombro umano non trova sosta.
di Alberto Arnaudo e Sandro Libianchi*
lavocedeimedici.it, 10 maggio 2025
Non sappiamo cosa pensasse dentro di sé l’ex-sindaco di Roma Gianni Alemanno della situazione carceraria italiana quando era libero di fare politica; sappiamo però cosa ne pensa oggi, che in carcere ci si trova rinchiuso da qualche mese per la revoca delle misure alternative causata da sue inadempienze di cui, immaginiamo, ora si sia amaramente pentito. Dopo aver inviato una lettera al direttore de “Il Tempo”, Tommaso Cerno, a nome dei “detenuti che vivono quotidianamente il dramma di un sistema carcerario al collasso”, nella quale lamentava tra le altre cose che “oggi il populismo penale impone lo slogan ‘buttiamo via la chiave’, mentre l’indifferenza politica lo raccoglie con un altro: “chiudiamoli in cella e dimentichiamoci di loro” (confondendo) la necessità di tutelare la sicurezza pubblica con l’inasprimento della condizione carceraria, senza considerare che un sistema sovraffollato e inumano favorisce la recidiva invece di prevenirla”, ha preso poi a narrare la propria triste esperienza dalle pagine di Facebook (ma è lecita la cosa per un detenuto?…).
ageei.eu, 10 maggio 2025
“Senza voler esser irriverente verso i Governi che ci hanno preceduto, la valutazione della Corte dei conti è fatta su tutti i Governi dell’ultimo decennio. La costruzione di un carcere nuovo è impossibile perché ci sono una serie di vincoli geologici, architettonici e culturali che impediscono di costruire nuove strutture nel nostro paese”. Così il Ministro della Giustizia Carlo Nordio a margine dell’evento “Futuro Direzione Nord - Scelte per tempi difficili” in corso a Milano. “Volendo spostare una porta a Regina Coeli, mi è stato detto per esempio che la stessa è protetta dalle Belle Arti quindi non si può spostare. Se questo è così complicato, significa che far riforme da qua dentro è difficile. In Arizona o negli Stati Uniti è molto più facile costruire carceri perché si possono portare dei grandi container moderni, si mettono nel deserto, si mette l’area condizionata e si creano posti.
di Alessio Di Francesco
agenparl.eu, 10 maggio 2025
“Preoccupa esternalizzazione esecuzione pena. Riforma penitenziaria promessa e poi tradita. I detenuti non hanno nemmeno le docce. Basta presa in giro delle caserme dismesse”. Il presidente emerito della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick, è intervenuto questa mattina al convegno “Analisi e prospettive di riforma del sistema penitenziario italiano” organizzato dal Centro di ricerca interdipartimentale di ricerca sui sistemi sociali e penali (Das) dell’Università Lumsa, un evento di riflessione per la comunità universitaria sul carcere in occasione del cinquantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Legge 354 del 1975 i, che ha riformato in Italia l’ordinamento penitenziario e l’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà.
di Alessio Di Francesco
agenparl.eu, 10 maggio 2025
“Il sovraffollamento genera un alto tasso di conflittualità e violenza, con ulteriori problemi all’amministrazione penitenziaria. La situazione delle Rems è intollerabile, vulnus ai principi costituzionali. Il diritto affettività non è solo sesso, ma percorso di reinserimento nella società”. Il vicepresidente della Corte costituzionale, prof. Francesco Viganò , è intervenuto questa mattina al convegno “Analisi e prospettive di riforma del sistema penitenziario italiano” organizzato dal Centro di ricerca interdipartimentale di ricerca sui sistemi sociali e penali (Das) dell’Università Lumsa, un evento di riflessione per la comunità universitaria sul carcere in occasione del cinquantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Legge 354 del 1975 i, che ha riformato in Italia l’ordinamento penitenziario e l’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 maggio 2025
Annullata con rinvio la decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma, impugnata dalla difesa, che aveva confermato la proroga del 41 bis all’ultranovantenne Giuseppe Morabito, nonostante la diagnosi di deterioramento cognitivo e la condanna del 10 aprile scorso da parte della Corte Europea. L’avvocata Giovanna Beatrice Araniti, difensore dell’ex capo storico della ‘ ndrangheta - attualmente al 41 bis nel carcere di Opera - l’8 marzo ha presentato ricorso per Cassazione contro l’ordinanza che respingeva il reclamo al decreto del ministero della Giustizia, con cui era stato ripristinato il regime duro per altri due anni. La sentenza della Cedu riguarda il periodo fino al 24 maggio 2023, quando Morabito fu ricoverato d’urgenza per un’ernia, con conseguente sospensione del 41 bis.
di Errico Novi
Il Dubbio, 10 maggio 2025
Il vice ministro della Giustizia commenta anche la recente sentenza della Consulta sull’abrogazione del reato di abuso d’ufficio: “Sapevamo di esserci mossi nel pieno rispetto delle Convenzioni internazionali”. “Fermarci? Nemmeno per idea. Si va avanti. È innaturale che la volontà, di pochi, di ostacolare una riforma come la separazione delle carriere prevalga sull’altrettanto legittima determinazione di altri, cioè noi, i molti, che invece vogliono realizzare quel progetto, in coerenza con il programma sulla giustizia”. Francesco Paolo Sisto non ha l’aria di chi si sente in un vicolo cieco.
di Giulia Merlo
Il Domani, 10 maggio 2025
Tensioni sulla circolare sul funzionamento degli uffici. I procuratori la smontano. Il sospetto al Consiglio: “Qualcuno vuole provocare, non capisce che così ci condanna tutti”. Tira aria pesante in Antimafia, che vive forse il suo periodo più difficile della storia recente, con procure una contro l’altra in delicate inchieste sui mandanti delle stragi - da quelle nel continente a via D’Amelio - e le dimissioni improvvise del procuratore aggiunto Michele Prestipino, dopo (ma non a causa, scrive lui) una indagine a suo carico aperta a Caltanissetta. In questo clima di veleni, la super procura guidata da Gianni Melillo ha reagito attaccando. Un colpo di coda inconsulto, di cui ha fatto le spese il Csm, che per una volta si presenta compatto nel lasciar trapelare profondo fastidio nei confronti dei pm antimafia. Se loro hanno i loro problemi, è il ragionamento, non provino ad allontanarli facendo gli elefanti nella cristalleria della politica giudiziaria. Che, del resto, naviga già in acque agitate senza bisogno di quello che è ormai un nuovo scontro tra toghe.
- Oblazione, all’imputato l’onere di richiedere la riqualificazione del reato
- Padova. Dalle sbarre alla laurea, il percorso verso il riscatto dei 64 studenti-carcerati
- Avellino. Il Procuratore: “Situazione del carcere problematica, manca una risposta strutturale”
- Forlì. Carcere in cantiere: “Importante per l’intero sistema penitenziario”
- Trento. “Qui è altrove”, ovvero rigenerare il carcere attraverso cultura e bellezza











